Santo Genet Commediante e Martire

Santo Genet Commediante e Martire
Commenti disabilitati su Santo Genet Commediante e Martire, 16/09/2013, by , in Kairós, Teatro, Teatro di Ricerca

[Primo movimento | Ispirato all’opera di Jean Genet | Prima nazionale | Drammaturgia e regia: Armando Punzo | Scene: Alessandro Marzetti, Silvia Bertoni, Armando Punzo | Costumi: Emanuela Dall’Aglio | Assistente ai costumi: Silvia Bertoni | Assistenti alla regia: Laura Cleri, Alice Toccacieli | Movimenti: Pascale Piscina | Video: Lavinia Baroni | Musiche: Andrea Salvadori | Collaborazione artistica: Pier Nello Manoni, Luisa Raimondi, Francesca Tisano, Elena Turchi | Collaborazione drammaturgica: Giacomo Trinci, Lidia Riviello | Collaborazione al progetto: Luisa Raimondi |Aiuto scenografo: Yuri Punzo | Organizzazione generale: Cinzia de Felice | Coordinamento: Domenico Netti | Amministrazione: Isabella Brogi | Collaborazione organizzativa: Rossella Menna | Collaborazione amministrativa: Giulia Bigazzi | Direzione tecnica: Carlo Gattai, Fabio Giommarelli |Suono: Alessio Lombardi | Interpreti: Armando Punzo e i detenuti-attori della Compagnia della Fortezza: Antony Talatu Akhadelor, Pietro Giorgio Alcamesi, Vincenzo Aquino, Aniello Arena, Gaetano Arena, Fabio Arimene, Yosmeri Armais Castilla, Antonino Arrigo, Roberto Azzolina, Giuseppe Calarese, Rosario Campana, Salvatore Canneva, Pierangelo Cavalleri, Antonio Cecco, Tauland Cenonollari, Luca Coluccelli, Pierluigi Cutaia, Giovanni D’Angelo, Gianluigi De Pau, Domenico Di Carlo, Fabrizio Di Noto, Abderrahim El Boustani, Nicola Esposito, Giovanni Fabbozzo, Francesco Felici, Alban Filipi, Pasquale Florio, Giuseppe Giella, Pasquale Giordano, Salvatore Giordano, Heros Gobbi, Nunzio Guarino, Noureddine Habibi, Arian Jonic, Altin Kadrija, Ibrahima Kandji, Marco Lauretta, Carmelo Lentinello, Hai Zhen Lin, Wei Lin, Vittorio Lospennato, Luca Lupo, Gentian Makshia, Francesco Manno, Biagio Marangio, Angelo Maresca, Leopoldo Martoriello, Gianluca Matera, Massimiliano Mazzoni, Hidalgo Luis Anibal Mena, Giovanni Moliterno, Hassan Naffe, Raffaele Nolis, Francesco Paglionico, Antonio Palomba, Edmond Parubi, Salvatore Pavone, Alessandro Praticò, Armando Principe, Gennaro Rapprese, Rosario Saiello, Mohamed Salahe, Franco Salernitano, Danilo Schina, Vitaly Skripeliov, Roberto Spagnuolo, Massimo Terracciano, David Tuttolomondo, Alberto Vanacore, Danilo Vecchio, Alessandro Ventriglia, Giuseppe Venuto, Qin Hai Weng]

“Come santi meravigliosi, nell’atto dell’estasi, dell’oblio.
Perché quel corpo deve essere mitizzato, non è il corpo del reato del reale, ma è il corpo di chi si allontana dal reale, dalla storia e dalla sua storia.
Tutte qualità e potenzialità nello stesso soggetto.
Genet non uccide, si uccide, si sacrifica.
Sacrifica il suo essere.
I suoi eroi vengono svuotati della loro realtà.
Ogni omicidio diventa un suicidio, un morire a se stessi su un piano estetico. Il teatro è la macchina del delitto. La realtà diventa immagine reale che si fa riflesso che tradisce la realtà con tutta la sua arroganza.”  (Armando Punzo)

Santo Genet commediante e martire è il titolo del saggio di Jean-Paul Sartre, dedicato al drammaturgo francese Jean Genet; è proprio la figura e soprattutto l’opera di quest’ultimo, che ha vissuto in prima persona l’esperienza del carcere, ad ispirare il nuovo spettacolo di Armando Punzo, per i 25 anni della Compagnia della Fortezza.
Dalì, Kafka, Beckett, Leopardi, Artaud: poeti visionari, scrittori dell’assurdo, danno il nome agli spazi scenici. Le porte della fortezza si aprono e il pubblico viene accolto da un misterioso personaggio vestito tutto in nero, una figura eterea senza peso. Una collana di rose rosse fa da contorno al suo viso ingentilito dal trucco: è lo stesso Punzo che, accompagnato da un uomo orientale abbigliato alla maniera del teatro Kabuki, diventa guida e filosofo.

Un po’ come Virgilio nella Divina Commedia, scorta il pubblico verso un’altra dimensione: un luogo segreto, in un teatro clandestino, in un castello interiore. Lo spettatore viene inserito in una sorta di rituale, qualcosa di mistico.
Punzo in realtà è Madame Irma, la maîtresse di Le Balcon, che conduce i suoi ospiti attraverso un lungo corridoio delimitato da una schiera di statue umane: marinai in canotta a strisce e pantaloni bianchi, bicipiti in mostra e tatuaggi. È chiaro il riferimento a Querelle de Brest.
Dentro, un bordello dove tutto sembra irreale: stanze piene di specchi, broccati e drappi su pareti e soffitti. Il carcere diventa un palazzo incantato, gli specchi riflettono e moltiplicano le figure delle persone creando un vorticoso labirinto di immagini.Le scenografie sono fatte apposta per evocare suggestioni tipiche dei vicoli e del mercato del Barrio Chino di Barcellona, i locali malfamati di Parigi, le atmosfere del porto di Brest.Si può girare, curiosare, spiare, nelle stanze di questo caleidoscopico bordello: lo spettacolo è itinerante ed il percorso è sempre diverso. Le scene si sovrappongono, si ripetono, s’incrociano.
Gli attori-detenuti, in abiti grotteschi e trucco pesante, diventano disertori, transgender, vescovi, spose, generali, curiose crocerossine, perfino un vescovo con la mitria. Tutti personaggi rubati all’opera di Genet, che si raccontano con frasi estrapolate dal già citato Querelle oltre che a Diario del ladro e Il Miracolo della rosa. Ammiccano e sorridono, concedono carezze e sguardi languidi, seducono il pubblico, con scenette simili a fantasiosi ‘tableau vivant’.
Le opere di Genet raccontano brandelli di esperienze vissute realmente dall’autore: il carcere e l’arruolamento nella legione straniera, l’omosessualità, i tanti espedienti per sopravvivere. I suoi personaggi esprimono una critica feroce al mondo borghese che lui contestava: sono un connubio tra il bene e il male e si muovono in uno scenario di decadente erotismo.
Per Genet, soltanto i detenuti sono capaci di esistere nella loro dualità di santi e peccatori, come se non ci fossero distinzioni. Corpi a cui viene privata la loro essenza reale per diventare qualcosa da “mitizzare”, anche se appartenente ad un forzato o un criminale. Egli li ama così tanto da “coprirli di tanti e tanti fiori…”
In una bara di vetro giace una candida sposa, il suo vestito bianco stride con la barba dell’uomo che lo indossa. È lo stesso Genet che si mescola ai suoi personaggi. Ed è sempre lui che parla, attraverso le labbra della prostituta Divine nel monologo di Nostra signora dei fiori: “Credo nel mondo delle prigioni, nelle sue turpi abitudini. Accetto di viverci, come accetterei, morto, di vivere in un cimitero, a patto di viverci da autentico morto”. Armando Punzo prende in eredità queste parole e le fa arrivare fino ai giorni nostri. Il suo pensiero va ai disadattati, agli emarginati, agli ‘ultimi’.
La vera magia dello spettacolo è quella di aver reso un carcere, convenzionalmente associato ad immagini di squallore, disumanità e marginalità, in un luogo che invece può accogliere e trasmettere poesia. È nell’alterità che possiamo ritrovare la verità, la bellezza dell’arte, come dice Genet: ”La bruttezza è bellezza in riposo”.

Per informazioni: http://compagniadellafortezzavolterra.wordpress.com/

Lo spettacolo è andato in scena dal 23 al 26 Luglio 2013 presso il Carcere di Volterra durante la manifestazione VolterraTeatro 2013.

Articolo e Fotografie a cura di: Simona Fossi

About Simona Fossi

Toscana d’origine, ma giramondo per vocazione. Dopo la maturità scientifica si dedica all’arte all’accademia di Firenze, poi si specializza con il corso di laurea in Fotografia alla L.A.B.A. (www.laba.biz) La fotografia, a partire dall’analogico è sempre stata presente nella sua vita e testimone delle sue esperienze, dei suoi viaggi, dei suoi cambiamenti. In questi anni ne sperimenta ogni suo aspetto fino a preferire la fotografia in presa diretta, il reportage. La collaborazione con varie associazioni ludiche la porta a ritrarre eventi di giochi di ruolo e animazione teatrale, nonché rievocazioni storiche, anche se il primo approccio con la fotografia di spettacolo è con il teatro di strada. Per questo nel 2009 frequenta il corso di Fotografia Teatrale presso il Centro per la Fotografia dello Spettacolo (www.occhidiscena.it) a San Miniato. Successivamente realizza reportage per eventi come Mercantia (Certaldo), Lucca Comics (Lucca), Carnevale di Venezia, Carnevale di Viareggio, vari festival musicali e di danza. Parallelamente sviluppa un esperienza di ricerca nel reportage musicale e di animazione clubbing con Tillate e la collaborazione col Circo Nero. Crea l’etichetta “Peek or Treat” (www.peekortreat.com) e partecipa al gruppo “Light Motion” (www.lightmotion.it). Nel 2011 vince il terzo premio al concorso “Fotografando la musica” di Musicastrada (www.musicastrada.it). Nel 2012 vince il premio speciale della giuria al concorso “La Prosa in Posa” di Ensarte (www.ensarte.com) ed il primo premio al concorso “Scene da una fotografia” di DoveComeQuando (http://www.dovecomequando.net). Attualmente, oltre a lavorare in proprio, collabora con l’agenzia di fotogiornalismo Kika Press di Milano e di recente con la web-zine di teatro Kairos Magazine. Realizza reportage di scena, eventi, spettacoli, concerti. Dopo l’esperienza con la danza e con l’animazione, si dedica al teatro di sperimentazione con la Compagnia delle Arti Distratte e TeatroAnnoZero. Cerca da sempre di far convergere ogni sua passione nella fotografia, non limitandosi all’osservazione ma immergendocisi dentro… una sorta di metodo Stanislavskij della fotografia.
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