Pinocchio Circus

Pinocchio Circus
Commenti disabilitati su Pinocchio Circus, 29/09/2014, by , in Kairós, Teatro, Teatro di Strada

Mentre il cielo ancora chiaro diffonde la luce come una serra su piazza S. Nicolò, circumnavigo il palco centrale indugiando lo sguardo sulla silhouette prospettica della scena di Luzzati. Finalmente il pubblico si accalca, pronto a sparpagliarsi nel dedalo di vicoletti del centro storico di Pietra Ligure che mette alla prova il mio senso dell’orientamento. Per fortuna, incontro un’ amica del posto che mi regala scorciatoie inaspettate.

Sì, perché il Teatro della Tosse, a discapito del nome, ti tiene in forma facendoti letteralmente correre da un palco all’altro, da un angolo all’ altro, da una piazza all’ altra. E insieme al fiatone cresce anche l’entusiasmo di sentirsi di nuovo bambini ansiosi di riascoltare la favola per l’ ennesima volta.   Entusiasmo quanto mai propizio data la necessità strategica di accaparrarsi un punto di vista ottimale tra la folla pigiata come acciughe senza togliere la visuale ai piccoli, attentissimi spettatori.

Sempre fedele alla tradizione medievale del teatro itinerante, la Compagnia non propone né una trama né uno spazio ma diverse storie in altrettanti luoghi teatrali. Ecco i personaggi, in ordine di incontro.

Pinocchio Circus

Lumaca. Munita di cartelli didascalici, ripercorre pazientemente il suo tragitto senza farsi prendere dalla fretta.

Fata turchina. Adornata di un medaglione col ritratto di Pinocchio, cammina in equilibrio su un premuroso legame materno che non si spezzerà mai.

Lucignolo. Asino e fiero di esserlo, si mostra ben contento di schivare le gravose incombenze della vita.

Mangiafoco. Non chiamatelo Mangiafuoco o la sua “barbaccia nera come uno scarabocchio di inchiostro“ si avvamperà di stizza subitanea quanto passeggera.

Grillo. Più ammiccante che saccente, coinvolge il pubblico nella stesura di un vademecum di consigli della nonna per tutte le occasioni.

Omino di burro. La vocina suadente di un gatto ruffiano, una luccicosa stella sul petto, un caschetto blu: è lanciatissimo per una carriera da uomo cannone.

Il Gatto e la Volpe. Cerretani esperti, adescano i passanti che si prestano divertiti a cadere nell’ inganno.

Pinocchio. Trattenuto dai fanoni nel ventre della balena, abbraccia Geppetto col suo completo a pois blu.

Rosaura. Spalancando occhioni innamorati, si avvolge in romantiche spirali di bolle di sapone giganti.

È ora di ricontrollare la mappa per assicurarmi di non essermi persa nulla. Bene. Giusto in tempo per rispondere all’istrionico Direttore del circo che ci richiama in piazza per il gran finale.

Lo spettacolo è andato in scena il 1 Agosto 2014 per le strade di Pietra Ligure.
Spettacolo di Emanuele Conte e Amedeo Romeo | Produzione: Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse | Interpreti: Alessandro Bergallo, Gisella De Nicolò, Paolo Asta, Alessandro Damerini, Aldo Ottobrino, Nicholas Brandon, Enrico Campanati, Sara Cianfriglia, Pietro Fabbri, Susanna Gozzetti. Partecipazione della Compagnia Teatro Scalzo | Scene: Emanuele Luzzati | Costumi: Bruno Cereseto e Guido Fiorato | Musiche dal vivo: Orchestra Bailam

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About Anna Laviosa

Nata il 10 maggio 1985, si laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo presso l’ Università di Genova e consegue la laurea specialistica in Scenografia all’ Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Amante del teatro e attrice amatoriale, nel 2009 viene selezionata come allieva del corso di Fotografia di scena presso l’ Accademia del Teatro alla Scala. Un anno dopo, il reportage de “ I Demoni ” di Peter Stein, le vale una pubblicazione sul New York Times. Parallelamente al lavoro di fotografa di scena, che la impegnerà a documentare la 56° edizione del Festival di Spoleto, porta avanti i suoi progetti artistici che espone in fiere specializzate ( Photissima Art Fair ) e in mostre personali ( Black Water a cura dell' Archivio Fotografico Italiano ). In ogni caso, la fotografia nasce da un incontro : è la ricerca appassionata di uno scambio, tanto più gratificante quanto più alla pari. Spesso il soggetto ritratto tende a vedere il fotografo come un ladro pronto a rubargli qualcosa di prezioso. E' vero. Ma così come ruba, altrettanto lascia qualcosa di sé e a quel punto la diffidenza si trasforma in complicità.
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