Passeggeri

Passeggeri

Quando a Milano si parla di “teatro di figura”, “d’ombra” o “su nero”, si parla sicuramente del Teatro del Buratto, che ha fatto di tutto ciò la propria cifra stilistica.

Nato nel 1975, ha da sempre avuto una particolare attenzione per l’aspetto musicale, pittorico, grafico e d’immagine del teatro d’animazione, cioè uno spettacolo dove, all’attore consueto, si accompagna l’utilizzo di pupazzi realizzati secondo le tecniche più disparate. Del resto, il buratto è il panno grezzo con cui erano fatti in origine i burattini, o, secondo un’altra tradizione, la trina leggera con cui venivano confezionate le vestine delle marionette.

Ed è proprio il Teatro del Buratto che ha prodotto lo spettacolo “Passeggeri”, che ha aperto l’XI edizione dell’International Festival di Teatro di Figura, andando in scena al Teatro Munari di Milano con la Compagnia La Barca dei Matti e i suoi “pupazzi indossati”. Questi non sono altro che marionette ibride a grandezza umana, costruite dai loro stessi manipolatori durante uno stage con Natacha Belova, che è anche la regista dello spettacolo.

La cosa che colpisce prima di tutto lo spettatore, a parte l’espressività dei volti di queste creature quasi umane, è la somiglianza di ciascuno con il proprio burattinaio, come se essi fossero dei loro alter ego, ma proiettati nel futuro.

Protagonisti sul palco sono, infatti, sei pupazzi dalle sembianze di uomini e donne anziani, chiaramente le stesse persone che li animano, ma con 50/60 anni in più.

In questo tipo di spettacolo, il buio la fa da padrone e il nero dello sfondo serve a mascherare chi muove i pupazzi. La scena unica di “Passeggeri” è quindi ambientata su un molo buio, con fasci di luce che lo attraversano e che rivelano particolari e dettagli, su cui lo sguardo dello spettatore è quasi obbligato a soffermarsi rimbalzando da un personaggio all’altro.

Sul palcoscenico si respira aria di attesa e il fumo, che a tratti si spande nel buio, acutizza questa sensazione.

I personaggi aspettano un bastimento.

Con loro hanno delle valigie che si trascinano dietro e che, probabilmente stanno a simboleggiare la loro vita già vissuta e piena di esperienze, ma anche di sogni e rimpianti, che hanno modo di affiorare quando, vinti dalla stanchezza, essi prendono sonno l’uno vicino all’altro. E forse è proprio in questo momento che riescono a liberarsi dai legami e dalle corde, così presenti sul palco fin dall’inizio, che li trattengono e in qualche modo li guidano in questa parodia della vita umana.

Alla fine, dopo aver passato in rassegna diversi momenti di quotidianità, di piccoli gesti e di dinamiche relazionali, ecco che finalmente i pupazzi prendono coscienza dei loro burattinai: essi si scoprono a vicenda, tanto che viene da chiedersi: chi conduce chi?

La domanda non lascia indifferenti. Fa riflettere lo spettatore sul destino che accomuna tutti: la vecchiaia.

Tutto questo viene mirabilmente comunicato, non scordiamolo, con un linguaggio diverso dal solito, che non utilizza le parole, ma i gesti, la poesia e le emozioni, attraverso la bravura mimica delle marionettiste e gli sguardi, a volte fin troppo veri dei pupazzi animati.

In scena il 16 e 17 Novembre 2017 al Teatro Munari di Milano.

 

 [Una produzione IFO di Javier Chavez per Teatro del Buratto │Teatro Munari │ Compagnia Barca dei Matti │ Regia di Natacha Belova │ Ambiente sonoro di Pierre Jacquin │ Creatori delle marionette e manipolatori: Michela Aiello, Annamaria Andrei, Nadine Delannoy, Amalia Franco, Nadia Milani, Ilaria Olivari | Sguardo esterno: Didier de Neck | In collaborazione con Teatro del Lavoro, Pinerolo-Italia; Fafe Cidade das Artes, Fafe-Portogallo; Centre de la Marionette, Tournay-Belgio; Teatro del Buratto, Milano-Italia]

 

About Cristina Valla

Fotografa. Nasce a Milano nel 1964. E’ diplomata in Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove ha ricevuto i primi rudimenti di tecnica fotografica. Per anni ha operato nel campo dell’arte, svolgendo varie attività legate alla pittura e alla ceramica Raku, senza mai abbandonare la passione per la fotografia. Musicista, diplomata in Flauto Traverso presso il Conservatorio di Torino e da sempre legata al teatro d’opera e al concertismo, ha unito queste sue passioni frequentando il corso per Fotografi di Scena dell’Accademia del Teatro alla Scala.
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