Non ti pago!

Non ti pago!
Commenti disabilitati su Non ti pago!, 03/02/2014, by , in Fotogrammi

Certe volte mi porto il lavoro a casa e, invece di guardare la televisione, mi metto in sala, apro il computer e sbrigo un po’ di cose lasciate in sospeso. Poco più in là, invece, Livia non sa rinunciare ai programmi, soprattutto a quelli polizieschi che per un verso la rilassano e per l’altro, dice, l’aiutano a raffinare il suo acume. E’ bello lavorare stando vicini anche se entrambi, i volti illuminati dal bluastro degli schermi, viviamo come in una bolla, io quella creata dai miei pensieri e dal ticchettare sulla tastiera del portatile, lei quella che la lega alla complessa ricerca dei colpevoli.

Fra i problemi da affrontare – li metto in cartelle sotto la voce “Urgenze” e in ordine di importanza – ce n’è uno che Livia mi ha lasciato raccomandandomi di dedicargli molta attenzione data la delicatezza del tema. Si tratta di capire che tipo di rapporti devono stabilirsi fra i fotografi di scena e le compagnie i cui spettacoli vengono ripresi. Ora, lo sapete, io a teatro ci vado non per passione ma da fedele accompagnatore della mia fidanzata che per quei balletti così acrobatici, per quei testi teatrali tanto parlati e per quelle opere così interminabili stravede. Quel mondo le piace così tanto da includere un po’ tutti compresi, appunto, i fotografi che di quegli spettacoli sono gli interpreti capaci di trasmettere momenti che, lo confesso da manager poco competente di creatività, sono davvero sorprendenti perché fermano istanti passati davanti agli occhi troppo rapidamente.

Dunque, mi guardo un po’ di materiali (contratti, accordi, liberatorie) pensando di buttare giù un modello che potrebbe funzionare per tutti. Ogni tanto, per avere delle conferme, da lontano dico qualcosa a Livia che mi risponde un po’ in automatico senza davvero distogliere l’attenzione da Olivia Pope, esperta in comunicazione e amante del presidente degli Usa in Scandal o dalla fascinosa detective Kate Beckett protagonista di Castle. “I fotografi e i teatranti devono operare per il reciproco interesse, vero?” “Sì, certo”, “I primi non devono disturbare il lavoro di musicisti, attori, danzatori?” “Ovvio”, “Gli altri in compenso hanno tutto da guadagnare se collaborano con professionisti rispettosi che ne valorizzano il lavoro con fotografie di qualità?” “Che discorsi, per forza”.

Mi ci metto di impegno e butto qualche nota: l’accordo dovrebbe definire pochi punti molto chiari per evitare ogni fraintendimento così che tutti siano contenti. Sono concentratissimo perché so bene quanto Livia – che in fin dei conti non mi perdona di essere un tecnocrate completamente assorto nell’attività di razionalizzatore di processi lavorativi – sia severa nel giudicare le mie consulenze, soprattutto quelle che faccio per lei in modo del tutto disinteressato e amorevole. Dunque: le compagnie hanno bisogno di fotografie da utilizzare per i programmi di sala, da dare come fotostampa ai giornali che vogliono segnalare o recensire gli spettacoli, da esporre nel foyer per invogliare gli spettatori, da stampare su manifesti e locandine, da conservare come archivio di documentazione degli spettacoli. Un lavoro prezioso, dunque, che non può fare chiunque ma solo chi ha specifiche competenze.

I fotografi, che queste competenze le possiedono, hanno interesse a riprendere gli spettacoli perché così dimostrano di saperli valorizzare, perché possono accrescere il loro portfolio ma soprattutto perché questo è il loro lavoro. “Va bene dire che questo è un incontro fra professionisti, quindi un lavoro?” getto lì alla mia lei un po’ infastidita perché sta per scoprire chi è il colpevole: “Che razza di domande mi fai, certo che è così”. Livia mi diceva che questo è un problema scottante ma a me pare semplicissimo: faccio uno schemino dividendo un foglio in due parti, a sinistra metto per punti le necessità delle compagnia e a destra faccio corrispondere le risposte dei fotografi. Ipotizzo che ci vogliano delle immagini da realizzare durante le prove da distribuire poi a giornali per pubblicizzare la “prima” dello spettacolo ma anche delle stampe in bianconero o a colori da esporre nelle bacheche del teatro. Immagino che occorra stabilire con attenzione tempi e modi di queste realizzazioni così da poter calcolare i costi, cosa quest’ultima che so fare bene e che quindi mi mette a mio agio.

Più le cose sono difficili più richiedono tempo (la ripresa, la postproduzione, la stampa), più infine saranno costose. Il mondo del teatro, tuttavia, proprio come quello della fotografia, non è ricco quindi ipotizzo un punto di accordo che contenti tutti. “Senti, sono a buon punto ma mi serve una bozza di contratto con cui confrontarmi, ne hai qualcuna sottomano?” “Sì, lì ce n’è una recente, vedi tu ma non disturbarmi proprio adesso”. C’è una cartella azzurra con sopra un punto interrogativo e il disegnino di un cuore attraversato da un fulmine: dentro, in un solo foglio, la proposta di un gruppo.

“Possiamo accreditarvi per fotografare lo spettacolo ma solo a patto che vengano rispettate queste condizioni: a) dovete consegnarci in alta definizione tutti gli scatti che verranno prodotti b) potremo utilizzarli per la promozione della compagnia senza limiti con l’unico nostro obbligo di citare il credito dell’autore c) se il fotografo vuole utilizzare le immagini per un libro o una mostra deve chiederci preventivamente il permesso d) vogliamo visionare gli scatti prima di ogni pubblicazione e) non è previsto alcuno scambio di denaro per questa attività”.

Resto allibito: questo è il mondo che Livia ama tanto? La guardo assorta nel suo poliziesco americano e mi immagino che cosa sarebbe successo se i produttori di quel programma avessero chiamato gli elettricisti, i datori luce, le sarte o, appunto, i fotografi di scena e avessero detto loro, che non li avrebbero pagati. Se non è successo non dipende dalle disponibilità economiche ma perché chi lavora seriamente sa bene che chi contribuisce alla riuscita di un prodotto va retribuito nella giusta misura. Come prima reazione mi è venuto in mente di segnare sul mio taccuino – è quello che non mi abbandona mai – il nome di questa compagnia per evitarla il più possibile ma poi mi è venuta un’idea. “Livia, li conosci quelli del gruppo che ha mandato la bozza d’accordo?” “Sì, la bozza non l’ho letta ma so che debuttano qui in città dopodomani”. “Andiamo a vederli?” “Sì certo” mi dice stupita del mio inatteso entusiasmo.

Io sto già scrivendo la mia mail “Gentilissima Compagnia vedo con piacere che debuttate dopodomani con il vostro nuovo spettacolo e con questa mia vorrei prenotare due posti ma vorrei prima verificare di essere accanto a spettatori attenti, simpatici e che non tossiscano. Poiché immagino siate molto appassionati del vostro lavoro svolto con entusiasmo, considero questa una magnifica occasione di scambio culturale che non prevede da parte mia alcuno scambio di danaro”.

di Roberto Mutti | Foto di copertina a cura di: Andrea Angeli

E’ di questi giorni la campagna di sensibilizzazione – che ci trova assolutamente d’accordo – scritta e realizzata da ZERO e che riportiamo volentieri alla fine di questo articolo, insieme al link alla loro pagina facebook: https://www.facebook.com/facciazero/app_328004553917475

About Roberto Mutti

Roberto Mutti è storico e critico della fotografia, ha insegnato storia e linguaggio fotografico in diverse scuole (Università dell’Immagine, Istituto Europeo di Design, Open mind School), attualmente è docente presso l’Accademia del Teatro alla Scala e l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano. In qualità di organizzatore e curatore indipendente, ha curato mostre di giovani promettenti e di autori affermati come Fulvio Roiter, Mario Giacomelli, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Mario De Biasi, Mario Cresci, Occhiomagico, Maurizio Galimberti, Carlo Orsi, Nino Migliori, Mario Dondero, Giuseppe Pino, Luigi Veronesi, Elio Ciol. Ha collaborato con festival come Savignano Immagini, Toscana Fotofestival, Foaino Fotografia di cui è stato per sette anni direttore artistico, Nettuno Photo Festival, Ragusa Fotografia, con gallerie private e istituzioni pubbliche. Ha firmato oltre duecento libri fra saggi, monografie e cataloghi. Giornalista pubblicista, dal 1980 scrive di fotografia sulle pagine milanesi del quotidiano la Repubblica, ha collaborato con diverse testate di settore come Fotografare, Photo Italia, Gente di fotografia, Il fotografo, Fotographia, la Clessidra, dirigendo dal 1998 al 2005 il trimestrale Immagini Foto Pratica e dal 2011 il periodico online Kairòs Magazine. Fa parte del comitato scientifico del Photofestival di Milano e di MIA Milan Image Art Fair ed è consulente fotografico della Fondazione 3M. Ha ricevuto i premi per la critica fotografica Città di Benevento (2000), “Giuseppe Turroni” (2007) e Artistica Art Gallery, Denver, Usa (2011). Vive e lavora a Milano.
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