Nella solitudine dei campi di cotone

Nella solitudine dei campi di cotone

“Non sono qui per dar piacere io, ma per riempire l’abisso del desiderio, per richiamare il desiderio alla mente, per costringere il desiderio ad avere un nome, per trascinarlo fino a terra, dargli forma e peso, con l’inevitabile brutalità che c’è nel dare una forma e un peso al desiderio.”

 Roberto Trifirò riporta in scena al Teatro Out Off di Milano la celeberrima opera di Bernard-Marie Koltès Nella solitudine dei campi di cotone (1986). Anche in questo caso vengono ripresi quelli che sono i temi principali delle composizioni teatrali di Koltès: omosessualità, violenza contro il diverso, solitudine, emigrazione e lotta di classe; il tutto viene descritto mediante l’utilizzo di un linguaggio particolarmente ricercato che arriva a sfiorare l’anti-naturalismo e lo stile aulico.

Il dramma racconta di due uomini che si incontrano nel cuore della notte in un luogo misterioso e indefinito, il dealer e il cliente. Entrambi si muovono spinti da un desiderio sul quale si gioca l’intera vicenda, ma in che cosa consiste questo desiderio?

La scena si apre con il dealer che si rivolge, bramoso di vendere, ad un cliente schivo e titubante che apparentemente non sembra interessato a ottenere qualcosa per soddisfare una qualche voglia. Egli pare timoroso dell’approccio che ne potrebbe scaturire, tuttavia è proprio con questo avvicinamento che si da inizio al gioco di parole tra i due. Tutto ruota attorno al loro contatto fisico e verbale: le metafore ispirate dal mondo animale e dalla prostituzione unite agli sguardi e alle “carezze sensuali” che il commerciante rivolge al cliente, portano lo spettatore a reinterpretare l’idea di desiderio, non più inteso come la necessità di ottenere un oggetto ma come il bisogno di soddisfare un impulso.

Roberto Trifirò, regista e attore, ha collaborato con importanti registi italiani e stranieri, tra cui Bob Wilson, Aldo Trionfo e Luca Ronconi. Inoltre, come interprete e regista, ricordiamo: “Parole che cadono dalla bocca” da Samuel Beckett (2009); “Memorie del sottosuolo” di Dostoevskij (2011);  “Adelchi” di Alessandro Manzoni (2015). Dal 1996 collabora col Teatro Out Off di Milano.

Per maggiori informazioni: Teatro Out Off

In scena dal 12 febbraio al 4 marzo 2018 presso il Teatro Out Off di Milano.

Di Bernard-Marie Koltès | traduzione di Anna Barbera | regia Roberto Trifirò | con Stefano Cordella, Michele Di Giacomo | scenografia e costumi Giacomo Viganò, Cristina Mariani | progetto luci Alessandro Tinelli | assistente alla regia Margherita Scalise

About Francesca Marta

Francesca Marta nasce in Valtellina nel 1993. Il suo profondo interesse verso l'arte e le immagini laportano a dedicarsi a pieno alle attività artistiche per poi diplomarsi in pittura presso l'Accademia di belle Arti di Verona. Durante gli studi si appassiona alla fotografia, portando a termine diversi progetti accademici legando l'arte fotografica alla pittura e alla performance, da cui scaturisce il suo interesse per il mondo dello spettacolo. Nel 2017 si specializza in fotografia di scena presso l'Accademia del Teatro alla Scala di Milano. Attualmente vive e lavora a Milano.
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