Nabucco

Nabucco
Commenti disabilitati su Nabucco, 08/04/2013, by , in Kairós, Opera, Teatro Musicale

Innovazione, universalità e sentimento delle nostre radici musicali

Dramma lirico in quattro parti su libretto di Temistocle Solera
dal dramma
Nabuchodonosor di Auguste Anicet-Bourgeoise e Francis Cornu e dal ballo Nabuccodonosor di Antonio Cortesi

Musica di GIUSEPPE VERDI
Personaggi ed Interpreti: Nabucco ROBERTO FRONTALI, Ismaele SERGIO ESCOBAR, Zaccaria MICHELE PERTUSI, Abigaille ANNA PIROZZI, Fenena ANNA MALAVASI, Il Gran Sacerdote di Belo GABRIELE SAGONA, Abdallo LUCA CASALIN, Anna ELENA BORIN 
Maestro concertatore e direttore RENATO PALUMBO Regia DANIELE ABBADO ripresa da BORIS STETKA Scene e costumi LUIGI PEREGO Luci VALERIO ALFIERI Maestro del coro MARTINO FAGGIANI 
Filarmonica del Teatro Regio di Parma e Coro del Teatro Regio di Parma 
Allestimento del Teatro Regio di Parma

Andato in scena dal 4 al 13 Marzo 2013 al Teatro Regio di Parma

“Va, ti posa sui clivi, sui colli,
Ove olezzano tepide e molli
L’aure dolci del suolo natal!
Del Giordano le rive saluta,

Di Sïonne le torri atterrate…
Oh mia patria sì bella e perduta!
Oh membranza sì cara e fatal!
Arpa d’or dei fatidici vati,

Perché muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto raccendi,
Ci favella del tempo che fu!
O simile di Solima[3] ai fati

Traggi un suono di crudo lamento,
O t’ispiri il Signore un concento
Che ne infonda al patire virtù!”

Nel Bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, la stagione operistica di Parma ha inserito nel suo cartellone, una delle opere più amate e conosciute di questo innovativo compositore: “Nabucco”. Curiosa è la nascita del suo nome. In origine, il nome dato da Verdi alla sua opera era “Nabucodonosor” ma, data la lunghezza dello stesso sulla locandina, venne diviso in due righe e cioè “Nabucco” e, a capo, “Donosor”. Visto che la gente faceva caso solo alla prima riga, si diffuse  l’ipocorismo del nome originario dell’opera fino ad oggi nota come “Nabucco”.

Questa è la terza opera del giovane Verdi, quella che ha segnato la prima e folgorante affermazione del cigno di Busseto e nella quale è visibile un notevolissimo progresso nell’arte melodrammatica. Composta su libretto di Temistocle Solera, quest’opera fece il suo debutto il 9 Marzo 1842 al Teatro alla Scala di Milano. Dopo soli dodici giorni di prove, l’opera affascinò talmente il pubblico milanese, il cui entusiasmo crebbe a dismisura, tanto che in quel solo anno, dopo le prime otto recite, ne seguirono altre cinquantasette nella sola città di Milano.

La vicenda di Nabucco viene tratta dall’ episodio biblico dell’invasione del Regno di Giuda da parte del re babilonese Nabucodonosor nel 586 a.C. In tale circostanza venne saccheggiato il Tempio di Gerusalemme e ne seguì la deportazione degli Ebrei a Babilonia, dove circa mezzo secolo dopo furono liberati. Intorno a questa vicenda  storica si intrecciano i conflitti amorosi di Fenena e Ismaele e della cattiva Abigaille. L’opera vede stagliarsi in primo piano un dramma dal taglio corale sullo sfondo dei conflitti individuali.  E’ proprio al coro degli ebrei, sconfitti e prigionieri, che il Maestro assegna il momento più celebre e commovente dell’intera opera, il “Va’, pensiero”, un canto che è insieme constatazione del proprio triste destino e contemplazione della terra amata.

Parma ha scelto un Nabucco consolidato da numerose recite in vari teatri italiani ed europei, una sua produzione del 2008 per la regia di Daniele Abbado, qui sapientemente ripresa da Boris Stetka, suo storico collaboratore. L’impianto scenico di Luigi Perego ha come idea dominante un’enorme e maestosa parete mobile che ricorda il tempio di Gerusalemme, che viene spostata a seconda delle varie scene, in particolare in concomitanza delle  grandi pagine corali. Le aperture sulla parete, attraverso un sistema di ponti levatoi, scale e piattaforme percorribili, creano dei quadri vuoti al cui interno si snodano di volta in volta le vicende dei vari personaggi come, ad esempio, l’ingresso di Nabucco al Tempio. Molto si gioca sulle sapienti luci di Valerio Alfieri, che calibrate su colori fortemente incisivi, fanno risaltare l’asprezza delle pietre del Muro, enfatizzando alcuni momenti particolari come la scena sul vivido tono del rosso nella quale Abigaille, diventata regina, riceve gli omaggi dal suo popolo. I costumi degli interpreti solisti, creazioni di Luigi Perego, sono di grande impatto. Si situano in un contesto in cui abiti di foggia antica si mischiano a moderni completi in giacca e cravatta.

Notevole la lettura del direttore d’orchestra Renato Palumbo che ha creato dei bellissimi colori. E’ stata brillante e vivace, al contempo capace di ricreare passaggi puliti ed eleganti.Nell’introduzione orchestrale le sommesse sonorità iniziali  si alternano all’improvvisa violenza degli archi e le ultime battute, con flauto e clarinetto in pianissimo, vogliono evocare quei luoghi cari e lontani cantati nei versi. Eccellente la prova del Coro del Teatro Regio di Parma, alla cui sapiente guida c’è Martino Faggiani. Il Va’ pensiero ha saputo, come sempre, creare un momento di grande liricità e commozione. Nota di merito a Michele Pertusi, nel ruolo di Zaccaria. La preghiera Tu sul labbro de’ veggenti è particolarmente toccante ed è il momento che gli dà maggior risalto. Anche questa volta, con questa splendida rappresentazione, il Teatro Regio di Parma ha saputo coinvolgere con cura ed attenzione un pubblico entusiasta, sottolineando come la funzione principale del teatro debba essere quella di luogo di scambio socio-culturale ed arricchimento reciproco.

Nabucco è senza dubbio uno dei titoli più popolari e tra i più densi di implicazioni. L’opera è stata spesso letta come la più risorgimentale di Verdi, poiché gli spettatori italiani dell’epoca potevano riconoscere la loro condizione politica in quella degli Ebrei soggetti al dominio babilonese. L’attaccamento del popolo ebraico, sottoposto a continui esilii e prigionie, ma  che non perde mai il ricordo della sua amata terra e la speranza di poter lì ritornare a vivere, esercita da sempre un fascino sull’immaginazione collettiva. Verdi non rimase immune a questo mito. Egli fu uno dei portavoce più autorevoli del sentimento patriottico risorgimentale in Italia.

Ma Nabucco non è solo questo. Nabucco è l’opera della svolta verdiana. In essa lo stile verdiano è riconoscibilissimo; sono presenti temi cari al compositore, come la ribellione al padre, le inquietanti maledizioni, l’uso del soprannaturale come correlativo alla passioni umane, ed il gusto per i grandi momenti corali. La voce narrante di Verdi permea dall’inizio alla fine questo melodramma, che ha saputo cogliere e dare vita al cambiamento. “ed è in questo senso, che Verdi pianse ed amò per tutti” (Giuseppe Martini).

“Verdi, infatti, non ti stravolge mai: ti fa sempre sentire che ti è vicino e ti comprende. Entrando in contatto con la sua musica e il suo teatro, hai la netta sensazione di un musicista che parla all’uomo dell’uomo, vivendo tutti i sentimenti in prima persona.” (Riccardo Muti)

Articolo e Fotografie di Alessia Santambrogio

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About Alessia Santambrogio

Nasce a Monza nel 1981. Da sempre amante delle immagini e della musica, dopo gli studi liceali classici ed universitari scientifici in campo biotecnologico, si dedica totalmente alla fotografia. Gli esordi sono legati ad esperienze di reportage a Parigi, cui segue un crescente impegno nella realizzazione di servizi dedicati a food, eventi e cerimonie. Lo stile giornalistico rimane la principale caratteristica delle immagini di Alessia, che realizza esposizioni presso le librerie Feltrinelli, pubblicazioni su quotidiani nazionali (Corriere della Sera, Repubblica) e su riviste specializzate (Espresso Food And Wine, Domus). Forte dell’esperienza acquisita e, soprattutto, motivata della grande passione per l’opera lirica ed il balletto, Alessia supera le selezioni all’Accademia Teatro alla Scala di Milano e consegue il diploma in Fotografia di Scena. Raccontare lo spettacolo nel suo insieme senza trascurarne i dettagli, narrare una storia ed il suo contesto descrivendo la pienezza della scena, trasmettere le emozioni dei personaggi ed il disegno armonico che li lega è alla base dell’incessante ricerca dell’equilibrio tra il tutto e le sue parti che caratterizza il suo stile narrativo.
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