Nabucco

Nabucco

Il capolavoro verdiano Nabucco ha debuttato al Teatro Regio di Parma nel progetto creativo firmato da Ricci/Forte, coppia pluripremiata del teatro di ricerca, recentemente insignita del Premio Abbiati, con la regia di Stefano Ricci, le scene di Nicolas Bovey, i costumi di Gianluca Sbicca, le luci di Alessandro Carletti e le coreografie di Marta Bevilacqua. Francesco Ivan Ciampa, sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani, dirige l’opera nell’edizione critica a cura di Roger Parker. Protagonisti in scena Amartuvshin Enkhbat (Nabucco), Ivan Magrì (Ismaele), Michele Pertusi (Zaccaria), Saioa Hernández (Abigaille), Annalisa Stroppa (Fenena), Gianluca Breda (Il Gran Sacerdote di Belo), Manuel Pierattelli (Abdallo), Elisabetta Zizzo (Anna) già allieva dell’Accademia Verdiana.

Terza opera del catalogo verdiano, Nabucco presenta alcune delle caratteristiche distintive del Maestro: la capacità di estrarre originalità fulminanti, il sanguigno vigore della musica, la teatrale attitudine ad andare senza mediazioni al nocciolo delle cose. Sullo sfondo dei conflitti individuali, si staglia, spesso in primo piano, un dramma dal taglio corale. Ed è proprio il coro degli ebrei a diventare esso stesso personaggio e a questo, non a caso, Verdi assegna il momento forse culminante dell’opera: il celeberrimo “Va’, pensiero”. L’opera, su libretto di Temistocle Solera, andò in scena al Teatro alla Scala il 9 marzo 1842 e da quel momento la carriera di Verdi decollò in maniera pressoché definitiva e inarrestabile.

Nabucco è un’opera conosciutissima da tutti – spiega Francesco Ivan Ciampa nelle sue note di direzione. Il rischio più grande è quello di cadere in una routine di interpretazione senza scavare a fondo tra le note e le parole. La forza delle intuizioni geniali di Verdi, la spinta creativa delle melodie tra le più belle che abbia scritto, la poesia del coro più famoso della storia dell’opera sono solo alcuni degli elementi che devono essere valorizzati nella sua lettura. Il direttore, a mo’ di rabdomante, deve riuscire a penetrare nella profondità del pentagramma e riportare alla luce quelle radici, quelle fonti di acqua benedetta che il sommo Verdi ha lasciato all’umanità”.

“Siamo nel 2046. Città devastate, nelle quali regna il silenzio. La terraferma non è più un luogo sicuro dove abitare – raccontano Ricci/Forte nelle note regia. Dopo il crollo della civiltà dei social media, per come la ricordavamo, ora imperano nuovi assetti sociali basati su coercizioni antiche prese in prestito dal passato remoto. Il mondo è vittima dell’uomo. L’intolleranza, la paura del differente, la chiusura delle frontiere, l’inquinamento e l’ego dei governanti hanno portato un nutrito gruppo di estremisti, dopo un colpo di Stato, a formare un assetto societario su un mezzo di trasporto in continuo movimento, per catturare le popolazioni da sottomettere. Un’imbarcazione, una nuova Arca, un’apparente terra santa in realtà luogo di potere e orrore reazionario e anticulturale. Dalle prime immagini di un commando che si addestra al combattimento e alla distruzione della letteratura, passando per un rastrellamento di qualcuno che potremmo essere NOI e i cui contorni sono segnati nella nostra memoria storica, proseguendo per ferocia e delirio di onnipotenza la nave del Nabucco, scorrendo apparentemente placida lungo le acque, tratteggia il rischio che corriamo. Nabucco è soprattutto un risveglio di coscienza, un viaggio di anime pronte a riscoprire il significato di mantenere dritta la schiena”.

Non è potuto mancare il bis del Va’ pensiero richiesto a gran voce che ha fatto emozionare il pubblico presente. Applausi a non finire per questo Nabucco!

Lo spettacolo è in scena dal 29 settembre al 20 ottobre 2019 al Teatro Regio di Parma.

Dramma lirico in quattro parti su libretto di Temistocle Solera | dal dramma Nabuchodonosor di Auguste Anicet-Bourgeois e Francis Cornu | e dal ballo Nabuccodonosor di Antonio Cortesi | Musica GIUSEPPE VERDI | Edizione critica a cura di Roger Parker | The University of Chicago Press, Chicago e Casa Ricordi, Milano | Nabucco AMARTUVSHIN ENKHBAT | Ismaele  IVAN MAGRÌ |Zaccaria MICHELE PERTUSI,RUBÉN AMORETTI (3, 20 )  Abigaille SAIOA HERNÁNDEZ |Fenena  ANNALISA STROPPA | Il Gran Sacerdote di Belo GIANLUCA BREDA | Abdallo MANUEL PIERATTELLI | Anna ELISABETTA ZIZZO | Maestro concertatore e direttore FRANCESCO IVAN CIAMPA | Progetto creativo RICCI/FORTE | Regia STEFANO RICCI | Scene NICOLAS BOVEY | Costumi GIANLUCA SBICCA | Luci ALESSANDRO CARLETTI | Coreografie MARTA BEVILACQUA | FILARMONICA ARTURO TOSCANINI | Orchestra Giovanile della Via Emilia | CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA | Maestro del coro MARTINO FAGGIANI | Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma | In coproduzione con Teatro nazionale croato di Zagabria

 

About Alessia Santambrogio

Nasce a Monza nel 1981. Da sempre amante delle immagini e della musica, dopo gli studi liceali classici ed universitari scientifici in campo biotecnologico, si dedica totalmente alla fotografia. Gli esordi sono legati ad esperienze di reportage a Parigi, cui segue un crescente impegno nella realizzazione di servizi dedicati a food, eventi e cerimonie. Lo stile giornalistico rimane la principale caratteristica delle immagini di Alessia, che realizza esposizioni presso le librerie Feltrinelli, pubblicazioni su quotidiani nazionali (Corriere della Sera, Repubblica) e su riviste specializzate (Espresso Food And Wine, Domus). Forte dell’esperienza acquisita e, soprattutto, motivata della grande passione per l’opera lirica ed il balletto, Alessia supera le selezioni all’Accademia Teatro alla Scala di Milano e consegue il diploma in Fotografia di Scena. Raccontare lo spettacolo nel suo insieme senza trascurarne i dettagli, narrare una storia ed il suo contesto descrivendo la pienezza della scena, trasmettere le emozioni dei personaggi ed il disegno armonico che li lega è alla base dell’incessante ricerca dell’equilibrio tra il tutto e le sue parti che caratterizza il suo stile narrativo.
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