Mozart ovvero il Re scoreggione

Mozart ovvero il Re scoreggione
Commenti disabilitati su Mozart ovvero il Re scoreggione, 16/06/2013, by , in Kairós, Teatro, Teatro di Prosa

[scritto, diretto ed interpretato da Corrado Accordino | assistente alla regia Valentina Paiano | scene e costumi Maria Chiara Vitali | produzione La Danza Immobile]

Buio. Cinque dita che solleticano l’aria. Musica. Attacca così il Mozart della compagnia “La Danza Immobile”, diretto ed interpretato da Corrado Accordino che, con assistente alla regia Valentina Paiano, coglie la sfida di raccontare un personaggio così noto al grande pubblico, senza cadere nella pedanteria filologica o in facili stereotipi.Il regista porta in scena il suo personale vissuto di adolescente metallaro travolto dal rivoluzionario ascolto del “Requiem” di Mozart: l’epifania del vero rock. Divenuto correttore di bozze, il ragazzo si trova di fronte ad un saggio sul suo beniamino. Una virgola dopo l’altra, arriva a sovvertire il senso di due interi capitoli in nome di quella leggerezza che, impalpabile soffio, dirotta lontano l’autocommiserazione nei momenti di smarrimento.

La musica di Mozart è un inno alla vita. Sempre. Senza cedimenti, nonostante tutto. Ed è proprio schivando tutto ciò che poteva essere tralasciato che la drammaturgia concentra la sua riflessione sul senso del fare arte.L’artista è colui che riesce a recuperare lo stato di meraviglia dell’infanzia in modo consapevole grazie alla dirompente energia creativa che amplifica lo spazio del suo continuo stupore. Mozart, genio unico ed universale, abbraccia tutto e tutti e, trascendendo ogni confine, si nutre di quanto lo circonda, restituendolo al mondo come una nuova, strabiliante scoperta. Tanto studiato quanto inspiegabile, il genio di Mozart catalizza le contraddizioni, risolvendole nella coesistenza di sublime e scurrile, come evidenzia il titolo dello spettacolo con l’ irriverente epiteto niente affatto regale.Il re di Corrado Accordino si muove tra veli appesi ed annodati fra loro in una partitura resa casuale dall’aria di un ventilatore: lo spazio si anima al suono della musica, che scosta i panneggi come un nuovo personaggio che guadagna la scena. La scenografia di Maria Chiara Vitali, permeabile alla percezione di mondi indefiniti, interagisce felicemente con un costume ricercato, curato nei dettagli e sfaccettato in sfumature che narrano la complessità del compositore.

Lo stesso Mozart scrive della sua musica: ” è una via di mezzo tra il troppo difficile e il troppo facile. [ … ]. Qui e là solo gli intenditori possono ricavarne soddisfazione, ma anche i non intenditori proveranno piacere pur non sapendo perché. ” Intenditore o meno, lo spettatore, uscendo dalla sala, si porterà dietro il desiderio di riascoltarlo ancora. Magari nella penombra. Muovendo le dita sulla tastiera dell’immaginazione.

Lo spettacolo è andato in scena al Teatro Binario 7 di Monza dal 16 al 19 Maggio 2013.

Articolo e Fotografie a cura di: Anna Laviosa

About Anna Laviosa

Nata il 10 maggio 1985, si laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo presso l’ Università di Genova e consegue la laurea specialistica in Scenografia all’ Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Amante del teatro e attrice amatoriale, nel 2009 viene selezionata come allieva del corso di Fotografia di scena presso l’ Accademia del Teatro alla Scala. Un anno dopo, il reportage de “ I Demoni ” di Peter Stein, le vale una pubblicazione sul New York Times. Parallelamente al lavoro di fotografa di scena, che la impegnerà a documentare la 56° edizione del Festival di Spoleto, porta avanti i suoi progetti artistici che espone in fiere specializzate ( Photissima Art Fair ) e in mostre personali ( Black Water a cura dell' Archivio Fotografico Italiano ). In ogni caso, la fotografia nasce da un incontro : è la ricerca appassionata di uno scambio, tanto più gratificante quanto più alla pari. Spesso il soggetto ritratto tende a vedere il fotografo come un ladro pronto a rubargli qualcosa di prezioso. E' vero. Ma così come ruba, altrettanto lascia qualcosa di sé e a quel punto la diffidenza si trasforma in complicità.
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