L’origine del mondo. Ritratto di un interno

L’origine del mondo. Ritratto di un interno
Commenti disabilitati su L’origine del mondo. Ritratto di un interno, 07/04/2014, by , in Kairós, Teatro, Teatro di Prosa, Teatro di Ricerca

Premio UBU 2012 per drammaturgia, miglior attrice, miglior attrice non protagonista

L’origine del mondo è il titolo di un’opera famosa per lo scandalo: Gustave Courbet ritrae un sesso femminile da vicinissimo. È la donna come culla di civiltà, l’utero come incubatore del tutto. Così questo spettacolo scava nel profondo della coscienza e tira fuori una femminilità senza veli, sfrontata e potente.

Tre episodi, ognuno caratterizzato da un elemento domestico: il frigo, scrigno del cibo ingoiato per noia, rigetta incomprensioni; l’armadio, varco verso il mondo esterno, rigurgita abiti e caos; il lavandino stracolmo di stoviglie, non ripulisce le macchie dell’incomunicabilità. Il primo atto, Donna melanconica al frigorifero, si apre nel buio della cucina: un profilo magro, disegnato dalla luce di un frigorifero aperto, cerca qualcosa da mangiucchiare, non per fame, ma per tenersi compagnia. Daria, afflitta dalla solitudine, dialoga con l’elettrodomestico, solo amico che la sa ascoltare. In realtà, però, non è sola: c’è la figlia Federica, una bambina sveglia, che stenta a capire quella donna così volubile, e l’analista, interpretata dalla stessa attrice, una maschera impersonale ed inquietante.

Nel secondo atto, Certe domeniche in pigiama, la staticità del primo quadro lascia  spazio al movimento, con l’irrompere della nonna. Il suo dinamismo sconvolge la tranquillità di una domenica in pigiama: l’ossessivo andare avanti ed indietro, è come il ciclo stesso della lavatrice. Il dialogo con lei si rende impossibile. Nell’ultimo atto, Il silenzio dell’analista, la maschera dell’analista diventa il volto di una donna in carne ed ossa, anch’essa con le sue paure ed i suoi nervosismi. Daria piomba allora in un silenzio ostinato di non-comunicazione fatto di gesti ripetitivi e maldestri.

Nel finale l’analista ridiventa una Federica ormai adulta. Madre e figlia si congedano davanti al lavandino. Madre, figlia e nonna sono una sorta di triade familiare: non c’è epoca, né storia. La vicenda è interamente affidata agli scambi tra i personaggi, lo scopo del testo è far emergere il “nonsense” quotidiano. La messa in scena è minimale: l’ambiente si presenta familiare, fatto di pochi oggetti comuni, luminoso, di un bianco tenue e di elettrodomestici dalle tinte pastello. Il testo è ricco di riferimenti di culturali e filosofici (da Freud e Wittgenstein), sdrammatizzati e utilizzati con leggerezza ed ironia.

Dopo lo spettacolo, la sensazione è quella di uscire da un appartamento dove la vita è andata avanti sempre uguale a se stessa, agita da tre donne che interpretano l’intensità dell’essere umano; il contrasto tra la profondità esistenzialista del male di vivere e la leggerezza dei momenti passati tra gli elettrodomestici. Una meditazione su tutte le umane fragilità, amplificate all’ennesima potenza.

Per maggiori informazioni: Lucia Calamaro

Lo spettacolo andrà in scena l’8 Aprile 2014 al Piccolo Teatro Giraudi – Asti.

Crediti dello spettacolo “Spettacolo in tre atti | Scritto e diretto da: Lucia Calamaro | Con: Daria Deflorian, Federica Santoro, Daniela Piperno | Disegno luci: Gianni Staropoli | Realizzazione scenica: Marina Haas | Aiuto Regia: Francesca Blancato | Produzione e comunicazione: 368gradi, PAV”

 

 

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About Simona Fossi

Toscana d’origine, ma giramondo per vocazione. Dopo la maturità scientifica si dedica all’arte all’accademia di Firenze, poi si specializza con il corso di laurea in Fotografia alla L.A.B.A. (www.laba.biz) La fotografia, a partire dall’analogico è sempre stata presente nella sua vita e testimone delle sue esperienze, dei suoi viaggi, dei suoi cambiamenti. In questi anni ne sperimenta ogni suo aspetto fino a preferire la fotografia in presa diretta, il reportage. La collaborazione con varie associazioni ludiche la porta a ritrarre eventi di giochi di ruolo e animazione teatrale, nonché rievocazioni storiche, anche se il primo approccio con la fotografia di spettacolo è con il teatro di strada. Per questo nel 2009 frequenta il corso di Fotografia Teatrale presso il Centro per la Fotografia dello Spettacolo (www.occhidiscena.it) a San Miniato. Successivamente realizza reportage per eventi come Mercantia (Certaldo), Lucca Comics (Lucca), Carnevale di Venezia, Carnevale di Viareggio, vari festival musicali e di danza. Parallelamente sviluppa un esperienza di ricerca nel reportage musicale e di animazione clubbing con Tillate e la collaborazione col Circo Nero. Crea l’etichetta “Peek or Treat” (www.peekortreat.com) e partecipa al gruppo “Light Motion” (www.lightmotion.it). Nel 2011 vince il terzo premio al concorso “Fotografando la musica” di Musicastrada (www.musicastrada.it). Nel 2012 vince il premio speciale della giuria al concorso “La Prosa in Posa” di Ensarte (www.ensarte.com) ed il primo premio al concorso “Scene da una fotografia” di DoveComeQuando (http://www.dovecomequando.net). Attualmente, oltre a lavorare in proprio, collabora con l’agenzia di fotogiornalismo Kika Press di Milano e di recente con la web-zine di teatro Kairos Magazine. Realizza reportage di scena, eventi, spettacoli, concerti. Dopo l’esperienza con la danza e con l’animazione, si dedica al teatro di sperimentazione con la Compagnia delle Arti Distratte e TeatroAnnoZero. Cerca da sempre di far convergere ogni sua passione nella fotografia, non limitandosi all’osservazione ma immergendocisi dentro… una sorta di metodo Stanislavskij della fotografia.
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