La serata di uno scrutatore

La serata di uno scrutatore
Commenti disabilitati su La serata di uno scrutatore, 20/06/2013, by , in Fotogrammi, Kairós

Il posto è bello, d’accordo: su un palco alla Scala non si discute. Però ci tengo a dirlo, non sono io ad aver scelto la serata. Il merito è tutto di Livia che nel pomeriggio mi ha detto che no, non era possibile che dedicassi tutte le energie al mio lavoro già di per sé molto stressante e che era il caso mi prendessi una serata di svago. Ora, seduto sulla sedia imbottita di velluto rosso accanto a lei protesa verso il palcoscenico, ne osservo il bel profilo regolare: le ho sempre detto che un po’ mi ricorda la Dama del Pollaiolo e lei, abbassando un po’ la voce, mi ha risposto con un “grazie” semplice complice e, per me, molto erotico. Sono una persona sensibile nonostante il mio lavoro mi obblighi a un razionalismo freddo e, dicono i miei detrattori, spietato. Però, diciamocelo, non è che della musica mi interessi poi molto ed è forse per questo che Livia sottilmente cerca di educarmi. Da parte mia, ogni mattina mi sveglio e so qual è il mio compito: visito aziende, enti, istituti, imprese, società, ditte, organismi, fondazioni, compagnie, analizzo i loro organigrammi e decido chi escludere per consentire risparmi. Sì, sono quello che chiamano un “tagliatore di teste” e non me ne dispiaccio perché considero il mio come un lavoro che qualcuno deve pur fare.

Ne parliamo spesso con Livia che è una persona delicata, sensibile, capace di fidarsi di tutti e incurante delle tante delusioni provate. Quando le faccio notare che le ho tenuto testa in tante discussioni su questo tema lei per un po’ si difende e poi ammette che sì, avevo ragione anche quella volta che non mi fidavo e glielo avevo detto, però non è bello aver sempre delle riserve su tutti. Ora lei non mi guarda e tutti e due siamo sedotti da quegli istanti in cui i musicisti provano i loro strumenti creando un suono strano che precede il silenzio, l’ingresso del direttore d’orchestra, gli applausi, un nuovo silenzio e l’inizio del concerto. Istintivamente ho guardato l’orologio: venti minuti per tutto questo rituale dell’inizio mi sembrano troppi considerando che – le sto contando – in questo momento ci sono accese 870 lampadine con un inutile consumo piuttosto oneroso.

Parte il primo pezzo del concerto, è una sinfonia di Giuseppe Verdi e Livia si gira sorridendo verso di me prima di farsi prendere, gli occhi socchiusi, dalla musica. Anche io sorrido ma mi accorgo che non ho staccato dal lavoro. Mi colpiscono, là in fondo, gli addetti alle percussioni e ai timpani: li osservo e vedo che raramente intervengono, hanno una produttività piuttosto bassa probabilmente da due potrebbero essere ridotti a uno anche se, diciamocelo, non si sentirebbe poi tanto una loro ipotetica mancanza. Passo agli ottoni e ai legni e mi chiedo perché debbano essere sempre a coppie: anche in questo caso un solo strumento non modificherebbe granché l’esito senza contare che accostare fagotto e controfagotto sembra una incongruenza mentre corno, tromba e trombone in fin dei conti hanno un suono simile e tanto varrebbe salvare uno solo dei tre.

L’orchestra suona che è un piacere ma io sono immerso nei miei calcoli. Livia muove dolcemente il capo, io nel buio scrivo appunti su un taccuino che non abbandono mai. Ora mi concentro sugli archi e un pensiero mi attraversa: che spreco! Possibile che non ci abbia pensato nessuno a tutta questa sovrabbondanza? Violoncelli e viole come se non bastassero e avanzassero i violini che già di per loro sembrano un esercito… Qui i tagli li farei decisi, che sarà mai. Nell’intervallo Livia mi chiede che ne penso e io, nascosto in tasca il taccuino, annuisco ma sto pensando ad altro.

Il secondo tempo lo passo immerso negli appunti. Se me lo chiedono, domani ho già per loro un piano preciso: tagli al 50% di orchestrali, incentivi a lasciare per tutti, abolizione di strumenti obsoleti come arpa, timpani, corni, viole, contratti di consulenza per i direttori che dovranno provvedere a procurarsi le loro bacchette, drastica diminuzione degli intervalli e delle presentazioni tutte da fare a luce attenuata per diminuire il costo delle bollette della luce. Così l’orchestra diventerà più semplice, agile, snella e, in altre parole, moderna. Lo so, lo so, dicono che così la musica non è la stessa ma in fondo che conta, chi vuole può comprarsi un bel CD. A Livia non dico niente, lei pensa mi sia riposato mentre io sono felice di aver avuto qualche bella idea. Mentre usciamo, mi fermo nel foyer a leggere gli articoli appesi: si parla della decisione del governo greco di chiudere l’orchestra sinfonica. Non ci avevo pensato ma sai che sarebbe una bella idea? Zero contratti, zero bollette, zero problemi. Mi sa che ci devo pensare. “Se mi è piaciuto Verdi? Certo, cara”.

Roberto Mutti
roberto.mutti@kairosmagazine.it

About Roberto Mutti

Roberto Mutti è storico e critico della fotografia, ha insegnato storia e linguaggio fotografico in diverse scuole (Università dell’Immagine, Istituto Europeo di Design, Open mind School), attualmente è docente presso l’Accademia del Teatro alla Scala e l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano. In qualità di organizzatore e curatore indipendente, ha curato mostre di giovani promettenti e di autori affermati come Fulvio Roiter, Mario Giacomelli, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Mario De Biasi, Mario Cresci, Occhiomagico, Maurizio Galimberti, Carlo Orsi, Nino Migliori, Mario Dondero, Giuseppe Pino, Luigi Veronesi, Elio Ciol. Ha collaborato con festival come Savignano Immagini, Toscana Fotofestival, Foaino Fotografia di cui è stato per sette anni direttore artistico, Nettuno Photo Festival, Ragusa Fotografia, con gallerie private e istituzioni pubbliche. Ha firmato oltre duecento libri fra saggi, monografie e cataloghi. Giornalista pubblicista, dal 1980 scrive di fotografia sulle pagine milanesi del quotidiano la Repubblica, ha collaborato con diverse testate di settore come Fotografare, Photo Italia, Gente di fotografia, Il fotografo, Fotographia, la Clessidra, dirigendo dal 1998 al 2005 il trimestrale Immagini Foto Pratica e dal 2011 il periodico online Kairòs Magazine. Fa parte del comitato scientifico del Photofestival di Milano e di MIA Milan Image Art Fair ed è consulente fotografico della Fondazione 3M. Ha ricevuto i premi per la critica fotografica Città di Benevento (2000), “Giuseppe Turroni” (2007) e Artistica Art Gallery, Denver, Usa (2011). Vive e lavora a Milano.
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