La Bohème

La Bohème

“…pioggia o polvere, freddo o solleone, nulla arresta questi arditi avventurieri…
La loro esistenza è un’opera di genio di ogni giorno, un problema quotidiano, che essi pervengono sempre a risolvere con l’aiuto di audaci matematiche…
La bohème ha un parlare suo speciale, un gergo… Il suo vocabolario è l’inferno della retorica e il paradiso del neologismo…
Vita gaia e terribile!…”
(H. Murger, prefazione alla Vie de bohème)

Il Teatro Regio di Parma porta in scena lo storico ed amatissimo allestimento firmato da Francesca Zambello per emozionare il pubblico con uno dei massimi capolavori di Puccini, La Bohème.

Le eleganti scenografie ed i raffinati costumi curati nei minimi particolare da Nica Magnani ci riportano nella magica Parigi dei primi dell’ Ottocento, dapprima in una misera soffitta parigina dove il poeta Rodolfo, il pittore Marcello, il musicista Schaunard ed il filosofo Colline vivono in allegra amicizia, ma in ristrettezze economiche. Proprio in questa soffitta nasce la romantica e pura storia d’amore tra Rodolfo e Mimì, una dolce ragazza che abita nello stesso edificio.

Successivamente si passa all’allegro e caldo Quartiere Latino e al famoso Cafè Momus dove la compagnia si ritrova per la cena ed incontra la civettuola Musetta, amata da Marcello per poi continuare al cancello della dogana della Barriera d’Enfer, in una mattina fredda di febbraio dove Mimì e Rodolfo in un tenero colloquio si riabbracciano, ricordando le gioie dei giorni insieme.
La vicenda si conclude tragicamente nella povera soffitta dei quattro artisti, dove l’amore tra Rodolfo e Mimì è nato.

La Bohème nasce subito dopo il debutto di Manon Lescaut, sottraendo l’idea del soggetto a Ruggero Leoncavallo. L’idea di quest’opera viene a Puccini, inizialmente attratto dalla Lupa di Verga, che poi decide di abbandonare nel luglio del 1984 dopo una visita personale all’autore, non propenso ad accettare l’inserimento di caratteri positivi ed un’impostazione meno dialogica del racconto.

Da quel momento Puccini inizia a comporre sistematicamente e termina il terzo atto nell’autunno 1894 e l’orchestrazione il 10 dicembre 1895, meno di due mesi prima di andare in scena. Per la prima il musicista opta per un cast omogeneo di professionisti, composto da Cesira Ferrani (Mimì), Evan Georga (Rodolfo), Camilla Pasini (Musetta), Antonio PiniCorsi (Schaunard).

L’opera debutta l’1 febbraio 1896 al Teatro Regio di Torino sotto la direzione del ventinovenne Arturo Toscanini e raccoglie un discreto successo di pubblico, ma anche numerose stroncature, soprattutto da parte di coloro che, dopo il sinfonismo di Manon Lescaut, si aspettavano una virata di Puccini verso il wagnerismo.

Tuttavia ben presto La Bohème diventa uno dei più grandi successi della storia del teatro musicale italiano.
Puccini riesce ad individuare il punto d’unione tra il proprio mondo spirituale e le richieste del pubblico borghese, che cerca nei piccoli sentimenti la compensazione alle disillusioni della vita quotidiana.

La Bohème racchiude tutto questo: la giovinezza, la nostalgia, l’amore nella sua manifestazione più pura, il senso del tempo che porta via tutto. Questi sentimenti risultano così comuni a qualsiasi tipo di spettatore, trasferiti nella dimensione del ricordo e quindi così struggenti.

È la realtà come è percepita in questo momento storico che La Bohème trova modo di esprimere in una formula che si rivelerà irripetibile e che la consacra al successo.

 

Lo spettacolo è andato in scena dal 10 al 19 marzo 2017 presso il Teatro Regio di Parma.

 

 

Scene liriche in quattro quadri | su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa | dal romanzo Scènes de la vie de Bohème di Henri Murger | Musica GIACOMO PUCCINI Casa Ricordi, Milano | Personaggi – Interpreti: Mimì- VALERIA SEPE | Musetta – CINZIA FORTE | Rodolfo – STEFAN POP | Marcello – SERGIO VITALE | Schaunard – ANDREA VINCENZO BONSIGNORE | Colline – DARIO RUSSO | Benoit – MARCO CAMASTRA | Alcindoro – MARCO CAMASTRA | Parpignol -ENRICO COSSUTTA | Sergente dei doganieri – ROBERTO SCANDURA | Doganiere – MATTEO MAZZOLI | Venditore – GIOVANNI GREGNANIN | Maestro concertatore e direttore VALERIO GALLI | Regia FRANCESCA ZAMBELLO ripresa da UGO TESSITORE | Scene e Costumi NICA MAGNANI | Luci ANDREA BORELLI | Maestro del coro MARTINO FAGGIANI | Maestro del coro di voci bianche GABRIELLA CORSARO | ORCHESTRA DELL’OPERA ITALIANA | CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA | CORO DI VOCI BIANCHE E GIOVANILI ARS CANTO “GIUSEPPE VERDI” | Allestimento del Teatro Regio di Parma

About Alessia Santambrogio

Nasce a Monza nel 1981. Da sempre amante delle immagini e della musica, dopo gli studi liceali classici ed universitari scientifici in campo biotecnologico, si dedica totalmente alla fotografia. Gli esordi sono legati ad esperienze di reportage a Parigi, cui segue un crescente impegno nella realizzazione di servizi dedicati a food, eventi e cerimonie. Lo stile giornalistico rimane la principale caratteristica delle immagini di Alessia, che realizza esposizioni presso le librerie Feltrinelli, pubblicazioni su quotidiani nazionali (Corriere della Sera, Repubblica) e su riviste specializzate (Espresso Food And Wine, Domus). Forte dell’esperienza acquisita e, soprattutto, motivata della grande passione per l’opera lirica ed il balletto, Alessia supera le selezioni all’Accademia Teatro alla Scala di Milano e consegue il diploma in Fotografia di Scena. Raccontare lo spettacolo nel suo insieme senza trascurarne i dettagli, narrare una storia ed il suo contesto descrivendo la pienezza della scena, trasmettere le emozioni dei personaggi ed il disegno armonico che li lega è alla base dell’incessante ricerca dell’equilibrio tra il tutto e le sue parti che caratterizza il suo stile narrativo.
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