Infinita (Familie Floz)

Infinita (Familie Floz)
Commenti disabilitati su Infinita (Familie Floz), 03/09/2012, by , in Kairós, Teatro, Teatro di Ricerca

Una produzione di: Familie Flöz, Admiralspalast Berlino, Theaterhaus di Stoccarda | Di e con: Björn Leese, Benjamin Reber, Hajo Schüler, Michael Vogel | Regia: Michael Vogel, Hajo Schüle| Scenografia: Michael Ottopal| Musiche: Dirk Schröder| Maschere: Hajo Schüler | Luci: Reinhard Hubert | Costumi: Eliseu R. Weide | Animazioni, video: Silke Meyer | Video: Andreas Dihm | Direttore di produzione: Pierre-Yves Bazin

Possono delle maschere esprimere emozioni? Senza l’ausilio della parola e senza la mimica facciale? Evidentemente sì, poiché nella Familie Flöz le maschere sono lo specchio dell’anima degli attori. È un teatro antelinguistico, dove il solo conflitto fisico e la gestualità dà origine a scene esilaranti o drammatiche. Uno spettacolo surreale, risultato di discipline quali il teatro di figura, l’acrobazia e l’improvvisazione. Crea atmosfere magiche mescolando tenerezza e comicità, incanta e ci fa tornare bambini.

Le scene si incastrano e si alternano come a comporre un mosaico. La musica collega il susseguirsi delle azioni, i colori dipingono delle delicate istantanee. L’andamento ricorda la poesia dei film muti, fatti di gag e di momenti tragici. I personaggi “vivono” dietro ai mascheroni e comunicano dal loro mondo fantastico, superando i confini della parola e lasciandoci all’universo delle immagini.

In Infinita vengono affrontati i primi e gli ultimi istanti di vita. I temi sono reali, presi in prestito dal vissuto comune come la nascita, il sesso, la morte. Si parte dalla fine e si va a ritroso. Ed è buffo vedere come l’atteggiamento degli anziani sia simile a quello dei neonati: il vecchietto che zoppica come il bebè che non riesce ad arrampicarsi, se uno fa il marpione l’altro è curioso, la malizia della bimba e la pazienza dell’infermiera…

Come a dire che la vita è un ciclo: la fine non è che l’inizio, la morte non è che la vita stessa.

Per informazioni: http://www.floez.net

Foto e articolo: Simona Fossi

About Simona Fossi

Toscana d’origine, ma giramondo per vocazione. Dopo la maturità scientifica si dedica all’arte all’accademia di Firenze, poi si specializza con il corso di laurea in Fotografia alla L.A.B.A. (www.laba.biz) La fotografia, a partire dall’analogico è sempre stata presente nella sua vita e testimone delle sue esperienze, dei suoi viaggi, dei suoi cambiamenti. In questi anni ne sperimenta ogni suo aspetto fino a preferire la fotografia in presa diretta, il reportage. La collaborazione con varie associazioni ludiche la porta a ritrarre eventi di giochi di ruolo e animazione teatrale, nonché rievocazioni storiche, anche se il primo approccio con la fotografia di spettacolo è con il teatro di strada. Per questo nel 2009 frequenta il corso di Fotografia Teatrale presso il Centro per la Fotografia dello Spettacolo (www.occhidiscena.it) a San Miniato. Successivamente realizza reportage per eventi come Mercantia (Certaldo), Lucca Comics (Lucca), Carnevale di Venezia, Carnevale di Viareggio, vari festival musicali e di danza. Parallelamente sviluppa un esperienza di ricerca nel reportage musicale e di animazione clubbing con Tillate e la collaborazione col Circo Nero. Crea l’etichetta “Peek or Treat” (www.peekortreat.com) e partecipa al gruppo “Light Motion” (www.lightmotion.it). Nel 2011 vince il terzo premio al concorso “Fotografando la musica” di Musicastrada (www.musicastrada.it). Nel 2012 vince il premio speciale della giuria al concorso “La Prosa in Posa” di Ensarte (www.ensarte.com) ed il primo premio al concorso “Scene da una fotografia” di DoveComeQuando (http://www.dovecomequando.net). Attualmente, oltre a lavorare in proprio, collabora con l’agenzia di fotogiornalismo Kika Press di Milano e di recente con la web-zine di teatro Kairos Magazine. Realizza reportage di scena, eventi, spettacoli, concerti. Dopo l’esperienza con la danza e con l’animazione, si dedica al teatro di sperimentazione con la Compagnia delle Arti Distratte e TeatroAnnoZero. Cerca da sempre di far convergere ogni sua passione nella fotografia, non limitandosi all’osservazione ma immergendocisi dentro… una sorta di metodo Stanislavskij della fotografia.
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