I due Foscari

I due Foscari

«Bel dramma, bellissimo, arcibellissimo!» scriveva entusiasta Verdi al librettista Francesco Maria Piave nei mesi di preparazione de I due Foscari. A distanza di pochi mesi dal successo veneziano di Ernani, il compositore propose al Teatro Argentina di Roma, il 3 novembre 1844, il suo sesto titolo operistico, ispirato al dramma The two Foscari di George Byron. La musica scava, per la prima volta attraverso singoli temi per ciascun personaggio, nei legami più intimi, quelli familiari, e svela i contrasti interiori che dilaniano la coscienza, aprendo la strada alle altrettanto intime Luisa Miller, Stiffelio e Traviata.

 I due Foscari titolo inaugurale del Festival Verdi è stato messo in scena al Teatro Regio di Parma, nel nuovo allestimento firmato da Leo Muscato, con le scene di Andrea Belli, i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Alessandro Verazzi. Sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani, il Maestro Paolo Arrivabeni dirige la partitura nell’edizione critica a cura di Andreas Giger, interpretata da un cast con protagonisti Vladimir Stoyanov (Francesco Foscari), Stefan Pop (Jacopo Foscari), Maria Katzarava (Lucrezia Contarini), Giacomo Prestia (Jacopo Loredano), Francesco Marsiglia (Barbarigo), Erica Wenmeng Gu (Pisana), Vasyl Solodkyy (Fante), Gianni De Angelis (Un Servo). Le parti della banda in palcoscenico sono eseguite dell’Orchestra Giovanile della Via Emilia.

“Il direttore d’orchestra è un interprete che si trova di fronte un segno scritto – spiega Paolo Arrivabeni nelle sue note di direzione – e suo compito è appunto interpretarlo, cercare di capire perché il compositore ha scritto in quel determinato modo. Se Verdi ha scelto una tinta così tetra, così scura, lo ha fatto evidentemente con l’intenzione di seguire lo spirito del soggetto. Ogni volta che dirigo quest’opera sento come le tinte tenebrose abbiano lo scopo di evocare un’ambientazione, per certi versi in alcuni momenti si sente anche il sapore del mare, come Verdi farà poi con Simon Boccanegra. Il compito del direttore è proprio quello di sottolineare quel determinato colore che non a caso Verdi ha voluto mantenere per tutta l’opera. Ad esempio la scena di Jacopo da solo in prigione: all’inizio c’è un’introduzione strumentale di viola e violoncello soli – e il fatto che Verdi scriva “soli” non è un caso, è quasi onomatopeico, come se volesse già così sottolineare la solitudine in cui si trova Jacopo. Il senso di tristezza e desolazione che comunica questa introduzione è già di per sé geniale. Qui Verdi è veramente avveniristico, ha un fare da compositore del Novecento. Di fronte a una situazione di questo genere occorre semplicemente assecondare quello che Verdi ha voluto suggerire in termini espressivi”.

“Quando ho iniziato a studiare I due Foscari – racconta Leo Muscato nelle sue note di regia – nel mio cervello si è creata una discrepanza fra musica e storia: da un lato c’era una vicenda ambientata in una Venezia rinascimentale della metà del XV secolo, con uomini che indossavano delle tuniche lunghe fino ai piedi; dall’altra una musica fortemente ottocentesca, con forme chiuse, cabalette eroiche e leitmotiv che caratterizzano i personaggi. Quasi istintivamente mi è venuto spontaneo pensare che se avessimo ambientato questa storia in un’epoca più vicina a Verdi, quella discrepanza non l’avrei più sentita. La cifra estetica di scene e costumi punta dunque a restituire un’astrazione. Il visivo è portato all’essenza. Per suggerire gli ambienti diversi adoperiamo un unico impianto scenografico che consente molti ed evidenti cambi di immagine. Senza fermare mai l’azione, si passerà da un quadro all’altro, senza soluzione di continuità, conferendo all’azione un ritmo molto serrato. E tutto ciò per alimentare un’idea di teatro che inseguo da sempre: un teatro che metta lo spettatore nella condizione di immaginare quello che non c’è; un teatro in cui la menzogna è bandita e la finzione diventa l’unico mezzo rimasto per riuscire a urlare delle verità che qualcuno possa ascoltare”.

Come sempre un grande successo di pubblico all’insegna di Verdi!

Lo spettacolo è in scena dal 26 settembre al 17 ottobre al Teatro Regio di Parma.

Tragedia lirica in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave, da Byron | Musica GIUSEPPE VERDI | Edizione critica a cura di Andreas Giger | The University of Chicago Press, Chicago e Casa Ricordi, Milano | Francesco Foscari   VLADIMIR STOYANOV |Jacopo Foscari       STEFAN POP | Lucrezia Contarini         MARIA KATZARAVA | Jacopo Loredano         GIACOMO PRESTIA | Barbarigo      FRANCESCO MARSIGLIA | Pisana      ERICA WENMENG GU | Fante  VASYL SOLODKYY | Un servo   GIANNI DE ANGELIS | Maestro concertatore e direttore PAOLO ARRIVABENI | Regia LEO MUSCATO | Scene ANDREA BELLI | Costumi SILVIA AYMONINO | Luci ALESSANDRO VERAZZI | FILARMONICA ARTURO TOSCANINI |Orchestra Giovanile della Via Emilia | CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA | Maestro del coro MARTINO FAGGIANI | Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma | In coproduzione con Teatro Comunale di Bologna

About Alessia Santambrogio

Nasce a Monza nel 1981. Da sempre amante delle immagini e della musica, dopo gli studi liceali classici ed universitari scientifici in campo biotecnologico, si dedica totalmente alla fotografia. Gli esordi sono legati ad esperienze di reportage a Parigi, cui segue un crescente impegno nella realizzazione di servizi dedicati a food, eventi e cerimonie. Lo stile giornalistico rimane la principale caratteristica delle immagini di Alessia, che realizza esposizioni presso le librerie Feltrinelli, pubblicazioni su quotidiani nazionali (Corriere della Sera, Repubblica) e su riviste specializzate (Espresso Food And Wine, Domus). Forte dell’esperienza acquisita e, soprattutto, motivata della grande passione per l’opera lirica ed il balletto, Alessia supera le selezioni all’Accademia Teatro alla Scala di Milano e consegue il diploma in Fotografia di Scena. Raccontare lo spettacolo nel suo insieme senza trascurarne i dettagli, narrare una storia ed il suo contesto descrivendo la pienezza della scena, trasmettere le emozioni dei personaggi ed il disegno armonico che li lega è alla base dell’incessante ricerca dell’equilibrio tra il tutto e le sue parti che caratterizza il suo stile narrativo.
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