I Am America

I Am America
Commenti disabilitati su I Am America, 18/04/2013, by , in Kairós, Sperimentazioni, Teatro, Teatro di Ricerca

Uno spettacolo in poesia  dell’Open Program del Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards
Testi poetici originali di Allen Ginsberg

Regia: Mario Biagini | Musiche: Open Program – Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards | Con: Mario Biagini, Lloyd Bricken, Davide Curzio, Robin Gentien, Agnieszka Kazimierska, Felicita Marcelli, Ophelie Maxo, Alejandro Tomás Rodriguez, Graziele Sena, Suellen Serrat. | Produzione: Fondazione Pontedera Teatro

Quando i versi del poeta della beat-generation Allen Ginsberg incontrano il teatro povero di Grotowski nasce I Am America, spettacolo dalle molteplici sfaccettature: dramma, performance, musical. Ogni individuo grida i propri sogni, angosce, speranze. E proprio “l’urlo” (the Howl) fu il testo che sconvolse l’America benpensante della metà degli anni ‘50. Open Program, sotto la direzione di Mario Biagini, esplora numerosi poemi dell’autore americano e li re-interpreta creando canti, musiche ed azioni. La recitazione coreografata è un chiaro riferimento a Jesus Christ Superstar (o a Hair), a sottolineare un genere – il musical – che incarna in sé un’intera nazione, a livello di valori artistici e culturali, ma anche di presa di coscienza politica.

I versi di Ginsberg sono recitati a più riprese tra attacchi ed amare critiche: “If I can dream that I dream/and dream anything dreamable/can I dream I am awake/and why do that?” (“Se posso sognare che sogno/e sogno qualsiasi cosa sognabile/posso sognare che sono sveglio/e perché farlo?”)“I saw the best minds of my generation destroyed by madness, starving hysterical naked” (“Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche”)“America I’ve given you all and now I’m nothing./America two dollars and twentyseven cents January 17, 1956” (“America ti ho dato tutto e ora non sono nulla./America due dollari e ventisette centesimi 17 gennaio 1956” – tutte traduzioni di Fernanda Pivano).

I nove talentuosi interpreti agiscono a stretto contatto con il pubblico ed è proprio attraverso lo scambio – umano e viscerale – con l’altro, che esprimono la miriade di sfumature di un’America, Stati Uniti, che è l’insieme di così tante contraddizioni. La gestualità, ampliata da uno spazio esiguo, è varia, ma precisa in ogni movimento; la sincronizzazione è perfetta. Ogni interprete riveste un ruolo che, sebbene individuale, trascende dal personaggio per calarsi in un archetipo, e raccontare un pezzo della sua America. L’energia che sale dai canti è fortissima, gli attori del Workcenter vibrano e fanno vibrare chi li vede. Nel loro modo di cantare c’è l’ossessività dei canti afrocaraibici, il gospel, ma anche il blues e il jazz.

Il carisma e la personalità vengono fuori anche grazie alla “povertà”, cercata e voluta, della scenografia che, comunque, dà spunto ad una molteplicità di scenari. Con pochissimi mezzi (alcune cassette di plastica per la frutta ed una bandiera americana sbrindellata) ed una fantasia registica estrosa, si sono potute ricreare situazioni dense di significato come il volo di una farfalla o l’incedere di un corteo funebre.
È chiaro che l’assenza di una narrazione vera è propria non significa certo assenza di senso, bensì che c’è un significato in ogni singola azione, in ogni gesto, e anche il dialogo è differente da quello tradizionale, in cui battuta chiama battuta.

È l’America che racconta la sua storia e loro rispondono: chi ha lottato, chi ha sofferto, chi ha vinto e chi ha fallito, e poi chi si chiede come agire e chi continua a sperare. Ciascuno riconosce nell’altro un’origine comune. Tutti loro sono l’America, noi siamo l’America.

Per informazioni: http://www.theworkcenter.org/

About Simona Fossi

Toscana d’origine, ma giramondo per vocazione. Dopo la maturità scientifica si dedica all’arte all’accademia di Firenze, poi si specializza con il corso di laurea in Fotografia alla L.A.B.A. (www.laba.biz) La fotografia, a partire dall’analogico è sempre stata presente nella sua vita e testimone delle sue esperienze, dei suoi viaggi, dei suoi cambiamenti. In questi anni ne sperimenta ogni suo aspetto fino a preferire la fotografia in presa diretta, il reportage. La collaborazione con varie associazioni ludiche la porta a ritrarre eventi di giochi di ruolo e animazione teatrale, nonché rievocazioni storiche, anche se il primo approccio con la fotografia di spettacolo è con il teatro di strada. Per questo nel 2009 frequenta il corso di Fotografia Teatrale presso il Centro per la Fotografia dello Spettacolo (www.occhidiscena.it) a San Miniato. Successivamente realizza reportage per eventi come Mercantia (Certaldo), Lucca Comics (Lucca), Carnevale di Venezia, Carnevale di Viareggio, vari festival musicali e di danza. Parallelamente sviluppa un esperienza di ricerca nel reportage musicale e di animazione clubbing con Tillate e la collaborazione col Circo Nero. Crea l’etichetta “Peek or Treat” (www.peekortreat.com) e partecipa al gruppo “Light Motion” (www.lightmotion.it). Nel 2011 vince il terzo premio al concorso “Fotografando la musica” di Musicastrada (www.musicastrada.it). Nel 2012 vince il premio speciale della giuria al concorso “La Prosa in Posa” di Ensarte (www.ensarte.com) ed il primo premio al concorso “Scene da una fotografia” di DoveComeQuando (http://www.dovecomequando.net). Attualmente, oltre a lavorare in proprio, collabora con l’agenzia di fotogiornalismo Kika Press di Milano e di recente con la web-zine di teatro Kairos Magazine. Realizza reportage di scena, eventi, spettacoli, concerti. Dopo l’esperienza con la danza e con l’animazione, si dedica al teatro di sperimentazione con la Compagnia delle Arti Distratte e TeatroAnnoZero. Cerca da sempre di far convergere ogni sua passione nella fotografia, non limitandosi all’osservazione ma immergendocisi dentro… una sorta di metodo Stanislavskij della fotografia.
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