Fenix DNA

Fenix DNA

L’opera sperimentale Fenix DNA di Fabrizio Plessi, prodotta da Fondazione Teatro La Fenice di Venezia in collaborazione con Arthemisia e promossa da Generali Italia nell’ambito del programma Valore Cultura, vede il Teatro protagonista di questo evento.

Gli spazi architettonici dello splendido edificio lagunare, modificati per l’occasione, riservano all’azione scenica anche l’area della platea, che, in luogo delle poltroncine, viene interamente occupata da duecento calchi in gesso bianco, disposti su cenere nera, a formare un vero e proprio percorso labirintico. I calchi, ideati e modellati da Guerrino Lovato, hanno reso possibile la ricostruzione dei decori della cavea dopo l’incendio del 1996, essi dunque rappresentano il DNA del Teatro stesso e incarnano il concetto di “rinascita” al di là degli accadimenti tragici.

Lo spettacolo prende il via proprio dalla platea, dove dalla penombra si materializza la Fenice, l’intenso mezzosoprano Francesca Gerbasi, la quale, con lenti vocalizzi, attraversa lo spazio sino a giungere al centro del palcoscenico. Qui l’evento di suoni, luci e immagini si sviluppa su elementi cari alla poetica di Fabrizio Plessi e centrali in questa opera, quali il fuoco e l’acqua, la cui energia si sprigiona nel raffinato fluire delle immagini digitali. Tutto l’ambiente entra a far parte dello spettacolo, i colori mutano dal rosso acceso al blu intenso, al bianco. Grazie ad un sapiente intervento di dislocazione e graduazione, effetti cromatici e suoni avvolgono i palchi e coinvolgono sensorialmente ed emotivamente il pubblico.

Gli spettatori assistono alla rappresentazione in piedi, rendendo idealmente omaggio al Teatro La Fenice e alla sua preziosa storia culturale che si rinnova ed arricchisce fino ai tempi presenti, in una dimensione pervasa di ritualità simbolica.

Composita ed estremamente suggestiva risulta la ricerca musicale sperimentale di Giovanni Sparano, con esecuzione dal vivo del Pourquoi-Pas Ensemble, sotto la direzione di Alvise Zambon: essa si sviluppa tra una dimensione primigenia e primordiale, come quando riproduce i suoni del fuoco e dell’acqua, la sfera dell’elettronica, nella creazione di dissonanze e spostamenti, e il riferimento sapiente alla tradizione, quando la melodia raggiunge il vertice del lirismo nell’aria Lascia ch’io pianga di Haendel.

Musiche, installazioni e immagini si fondono nel contesto architettonico del Teatro la Fenice, creando effetti visivi e sonori particolarmente attraenti ed evocativi in uno spettacolo totale, che mette in scena l’esperienza della distruzione e della rinascita con nuova vita ed energia, proprio come una Fenice.

 

In scena presso il Teatro La Fenice di Venezia dal 26 Luglio al 6 Agosto 2017.

[A cura di: Fabrizio Plessi | Progetto di allestimento: Fabrizio Plessi | Realizzazione di allestimento: Fondazione Teatro La Fenice | Video making: Mathias Schnabel | Light Designer: Fabio Barettin | Immagine coordinata e grafica di mostra: Fabrizio Plessi, Tapiro | Musiche: Giovanni Sparano | Mezzosoprano: Francesca Gerbasi | Direttore: Alvise Zambon | Pourquoi-Pas Ensemble: Caterina Stocchi: flauto; Gabriele Soppelsa: clarinetto; Sofiia Kryzhko: viola; Carlo Emilio Tortarolo: pianoforte]

About Giulia Di Vitantonio

Nata a Jesi (AN) il 18 Novembre 1991, si lega alla fotografia fin da bambina. Consegue la Laurea in Progettazione Artistica per l’Impresa, indirizzo Fotografia, presso la LABA di Rimini. Dopo aver sondato diversi ambiti legati a questa disciplina e al video, la passione per il teatro e per la musica portano Giulia a frequentare il corso per Fotografi di Scena all’Accademia del Teatro alla Scala, terminato nel 2016. Durante gli anni ha sviluppato numerosi progetti fotografici e video, lavorando individualmente o in team, sempre in costante ricerca di equilibrio e armonia
UA-30266169-1 Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: