Butterfly Effect

Butterfly Effect
Commenti disabilitati su Butterfly Effect, 11/09/2012, by , in Danza, Kairós, Moderno Contemporanea

Opera ballet | Prima esecuzione assoluta | Soggetto e coreografia di Ismael Ivo | Musiche di Luigi Pizzaleo | Compagnia Danza Fedora Award: Laura De Nicolao, Roberta De Rosa, Ariadne Mikou, Valentina Schisa, Elisabetta Violante, Giuseppe Paolicelli, Matteo Carvone, Stefano Roveda, Fabrizio Varriale, Marco delle Foglie. Assitenti: Franca Pagliassotto e Claudio Pisa. | Arpa a vetro e flauto bansuri: Lorenzo Gabriele | Soprano: Maddalena Calderoni | Percussioni: Paolo Pasqualin e Davide Merlino | Live elettronic e collegamenti web con stazioni meteo dell’Atlantico: Luigi Pizzaleo | Disegno luci: Nevio Cavina | Room & environment: Marcel Kaskeline | Costumi: Gabriele Frauendorf | Sartoria L’ago Teatrale di Verbania – Assistente Aline Todaka. | Una co-produzione di Tones on the Stones e Premio Fedora

8 luglio 2012: nella Cava Minerali Industriali a Verbania va in scena, in prima assoluta, il balletto Butterfly Effect di Ismael Ivo.

Lo spettacolo, inserito tra gli appuntamenti di Tones on the Stones, festival che si caratterizza per l’uso, come sfondo scenico, delle suggestive cave d’estrazione nei pressi del Lago Maggiore, si articola intorno alla celebre frase “il battito d’ali di una farfalla in Brasile può scatenare una tempesta nel Texas” di Edward Norton Lorenz, padre della meteorologia moderna e fondatore della teoria del caos.

Ed ecco che un’opera ballett diviene sia manifesto di una riflessione sui rischi cui la modernità corre incontro inseguendo traguardi forzatamente imposti in un rapporto spericolato con l’ambiente, sia motto: recuperare un rapporto consapevole con la Natura. In tal senso Butterfly Effect, è uno spettacolo realizzato ad impatto zero in cui la scenografia ed il palcoscenico sono illuminati ed amplificati con energia pulita proveniente da un impianto fotovoltaico mobile.

Ismael Ivo, coreografo, performer e danzatore, nato a San paolo nel 1955 e dal 2005 alla guida del Settore Danza de La Biennale di Venezia, pare giungere con Butterfly Effect alla sintesi della sua ricerca sociale da anni avviata ed espressa con la trilogia The Waste land – Oxygen – Babilonia, balletti nematicamente indirizzati all’eco-sostenibilità del pianeta Terra, alla capacità di sopravvivenza e all’idea di confusione – mescolanza di linguaggi, culture, civiltà.

Ispirandosi allo studio fotografico di Edward Muybrigde Animals in Motion e allo studio fotografico di Sebastão Salgado Serra Pelada, e traendo spunti estetici dal film di Werner Herzog Aguirre, furore di Dio, Ismael Ivo in questo spettacolo evidenzia tutti insieme i quattro elementi della natura: terra, acqua, fuoco e aria.

L’opera descrive la storia di un gruppo di indigeni sopravvissuti alla fine del mondo. La drammaturgia si snoda attraverso la loro esperienza fisica e la loro capacità di sopravvivenza, vivendo in una sorta di conto alla rovescia e celebrando per l’ultima volta tutte le risorse naturali. E’ in corso una metamorfosi: gli alberi muoiono, piove una tempesta di pietre di cristallo e le donne creano piume per imparare a volare, un gruppo di uomini s’inginocchia a pregare per il fuoco. Tutto finisce in una Festa primitiva in cui il gruppo divora gli ultimi frutti rimasti sul pianeta. Udendo una voce suadente di donna, gli uomini ne vengono ubriacati ed attirati al fiume, dove, gettandosi, si renderanno conto che proviene da una donna per metà pesce. Uno a uno vengono strangolati e trascinati in acqua. Non smetterà mai più di piovere cristalli bianchi dal cielo.

La musica di Butterfly Effect – vincitrice del Premio Fedora, concorso internazionale di composizione di musica per danza e opere di teatro musicale da camera – è di Luigi Pizzaleo, ottenuta attraverso una serie di tracce musicali elettroniche basate sulla sonificazione del traffico di rete e sulla velocità e direzione del vento, dati disponibili in rete in tempo reale e provenienti da una stazione meteorologica sull’Atlantico in Bretagna.

Articolo: Giulia Iacolutti
Foto: Giulia Iacolutti, Fabio Artese, Luca Condorelli

About Giulia Iacolutti

Nasce a Cattolica nel 1985. Dottoressa in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, studia fotogiornalismo a New York; a Milano consegue il diploma in fotografia di scena e video design presso l’Accademia del Teatro alla Scala. Collabora con artisti di varie discipline tra cui Virgilio Sieni, Moni Ovadia, Ismael Ivo, Michele Cafaggi, Riccardo Vannuccini, Mivos Quartet e Pino Roveredo. E’ fotografa ufficiale del Piccolo Festival FVG, Bianco e Nero Festival di Udine, Festival dei Saraceni di Pamparato e del Festival Tones on the Stones di Verbania. Dal 2013 lavora come video maker per l’Accademia del Teatro alla Scala e per il gruppo Calzedonia S.p.A. Nel 2011 vince il primo premio come miglior fotografia della 54^ Esposizione d’Arte Internazionale, La Biennale di Venezia; nel 2013 ottiene il premio “Magic Call for artist Video” con il documentario Udine / chi viene / chi va. Negli ultimi anni partecipa, tra personali e collettive, a più di una decina di esposizioni nazionali e internazionali, le più recenti: PhotoVogue a cura di Alessia Glaviano, Photolux Lucca; “Confronti” a cura di Antonio Giusa, Villa Manin di Passariano, Udine; “Territori Attuali” a cura di Alessandro Ruzzier, Rassegna d’arte contemporanea Palinsesti di San Vito al Tagliamento; “Design Photo Remix” a cura di Roberto Mutti, Milano; “Retro/scena” installazione multimediale al Piccolo Teatro Strehler di Milano; “Ti va di guardare?” a cura di Paolo Toffolutti, galleria d’arte contemporanea Casa Cavazzini, Udine; “Indian Faces” presso il Tribeca Cinema e Asia Society di New York. Ideatrice di Camera Mignon, organizza corsi di fotografia per bambini dai 6 ai 10 anni e dagli 11 ai 14 a Milano, Udine e in Provincia di Cuneo.
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