Blaubart Blue: la condanna della solitudine

Blaubart Blue: la condanna della solitudine
Commenti disabilitati su Blaubart Blue: la condanna della solitudine, 01/02/2016, by , in Danza, Kairós, Moderno Contemporanea

Lo spettacolo è una libera interpretazione dell’unica opera composta da Béla Bartók Il castello del duca Barbablù con il libretto di Béla Balázs, che rispetta però la partitura originale.

Sul palco va in scena l’inquietudine, la vera protagonista. Quella dell’anima di Barbablù, così tormentata perché conosce la propria natura sinistra, e quella della sua giovane sposa Judit, mossa dalla convinzione di poterlo cambiare con il suo amore.

Lo spettacolo è un passo a due tra Barbablù e Judit: Barbablù cerca di resistere alle tentazioni della giovane, che insiste nel suo desiderio di sapere cosa si nasconde dietro le sette porte del castello del marito. Lui cerca di farla desistere. Sapere significa condannarla. Lei non capisce, lei insiste. Alla fine però, l’uomo cede. Nascosto sotto il suo abito, Barbablù tiene legata al collo la chiave che apre le sette porte. Dietro quelle porte stanno tutti i segreti della sua anima.

Da quel momento è un crescendo di tensione. Le sette porte nascondono sette stanze, rappresentate da altrettante ballerine che interagiscono con Judit solo nel momento in cui vengo “aperte”. Barbablù segue in disparte, sconfitto. Le porte vengono aperte una dopo l’altra, e appaiono presenze agghiacianti.

Judit arriva infine all’ultima porta, la settima, quella dove secondo lei si nascondono i cadaveri delle mogli passate di Barbablù; nonostante la macabra intuizione, è sempre più decisa ad aprire l’ultima porta. Le appaiono dinnanzi le tre donne, vive. Sono quelle che le fanno capire la natura del suo sposo. Anche lei sarà come loro; diventerà parte della solitudine di Barbablù. Siamo all’atto finale. Per entrambi.

Ecco qual è la condanna per aver voluto sapere a tutti i costi. Judit viene trascinata via dal suo sposo, condannata in quel castello, dove i muri lacrimano ed ogni cosa è cosparsa di sangue; l’amore che guidava Judit è stato inghiottito dall’immensa solitudine di Barbablù.

É un finale amaro. Forse se Judit avesse ascoltato Barbablù e non avesse insistito nel voler aprire le porte, il loro amore sarebbe potuto sopravvivere. Probabilmente no. E’ solo un’illusione. Forse Judit non esiste nemmeno, come non sono esistono le altre mogli. Le mogli potrebbero essere sempre e solo Barbablù, rappresentazioni della sua lunga, solitaria e condannata esistenza. In quel grande, lugubre e orrendo castello, Barbablù non ha mai conosciuto altri che se stesso. E può essere terribile.

Barbablù:

“Judit, devi amarmi,

qualsiasi cosa vedessi

non fare domande”.

Per maggiori informazioni: Compagnia DEOS

Lo spettacolo è andato in scena dal 14 al 16 gennaio 2016 presso il Teatro dell’Archivolto di Genova.
Una produzione  DEOS, Danse Ensemble Opera Studio, Compagnia di danza contemporanea | Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova | Coreografia di Giovanni Di Cicco | Musiche di Béla Bartok | Libretto di Béla Balázs | Interpreti: Angela Babuin, Cristina Banchetti, Emanuela Bonora, Melissa Cosseta, Giovanni Di Cicco, Maria Francesca Guerra, Barbara Innocenti, Erika Melli

 

About Arianna Damato

Nata a Sarzana (La Spezia) nel 1990, frequenta l'Università, laureandosi in Pianificazione Urbanistica Territoriale ed Ambientale. Questo le ha fatto vivere gli intensi anni universitari a Genova, dove ha avuto occasione di vivere l'offerta teatrale genovese: il teatro la affascina e la attira a tal punto da farle crescere il desiderio di immortalare ogni spettacolo che la colpisce attraverso la fotografia. Dopo una prima esperienza alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze, dove frequenta un corso breve di Fotografia di RItratto con Paolo Cagnacci, nel 2015 si trasferisce a Milano per iscriversi al corso di Fotografia di Scena all'Accademia del Teatro alla Scala. Si diploma a dicembre 2015 grazie ai preziosi insegnamenti di grandi professionisti come Luciano Romano, Roberto Mutti, Maurizio Buscarino, Corrado Crisciani, Luca Scarzella, Laura Ferrari, Andrea Angeli e Vinicio Bordin, solo per citarne alcuni. Questa intensa ed entusiasmante esperienza le apre nuove prospettive: sviluppa una sensibilità più matura, si appassiona a generi teatrali a lei prima sconosciuti, ha il suo primo approccio professionale al mondo della ripresa e montaggio video.
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