Aldo Morto

Aldo Morto
Commenti disabilitati su Aldo Morto, 20/02/2012, by , in Kairós, Teatro, Teatro di Prosa

Drammaturgia, regia, interpretazione Daniele Timpano
Oggetti di scena Francesco Givone
Disegno luci Dario Aggioli
Editing audio Marzio Venuti Marzi
Collaborazione artistica Elvira Frosini
Aiuto regia Alessandra Di Lernia

Cosa succede quando un personaggio politico viene ammazzato? Lo ritrovano morto. Succede che  chiunque, in seguito, penserà a lui da morto. Nell’immaginario comune la sua faccia sarà sempre associata ad una parola: morto.

È stato così anche per Aldo Moro: tutti ricordano il suo volto sotto la stella a cinque punte, tutti sanno che è stato rapito. Tutti sanno che è morto. E basta.

E chi il giorno del suo assassino, come Daniele Timpano, aveva solo quattro anni, non ha potuto farci niente. Probabilmente, in quel momento, non l’ha neanche saputo.

Ma prima di essere morto, Aldo Moro è stato vivo, e forse questo aspetto non dovrebbe essere così sottovalutato. Ecco perchè Daniele Timpano, nel suo monologo, ha deciso di sottolineare più la vita che la morte del celebre politico, facendo ascoltare o leggendo le sue parole da vivo, tentando di descrivere i sentimenti provati da chi era vivo insieme a lui, come il figlio, la moglie o i suoi assassini stessi. Ha voluto rappresentare la vita vera, non quella artificiale ricreata quanto più credibilmente possibile da fiction con attori protagonisti “che non gli somigliano neanche”.

Eppure l’intento dello spettacolo non è semplicemente la celebrazione di un politico che ha segnato la storia del nostro paese: l’obiettivo di Timpano è quello di risvegliare l’attenzione del pubblico su un delitto che, a distanza di quarant’anni ancora non ha una soluzione, su quanto possa essere relativa la verità, soprattutto se viene modificata da mani invisibili, su quanto, purtroppo, la giustizia possa essere ingiusta.

Tra semplici elementi di travestimento come maschere e parrucche, segno forse anche questi di una realtà che può essere solo apparente, e oggetti che prendono vita come per magia, come un modellino della tristemente celebre Renault rossa, che sembra fare da ponte tra l’infanzia dell’attore al momento del delitto e la crudeltà dell’accaduto, in uno sfondo in cui il nero è il colore dominante, Timpano vuole ricordare a tutti che, se riuscissimo ad  aprire gli occhi, ci renderemmo conto di quanto le opinioni più diffuse, quelle silenziosamente accettate, siano spesso castelli di carta in cui le nostre coscienze dovrebbero dormire. Come morte.

Ma noi… siamo ancora vivi.

Articolo: Sissi Decorato
Fotografie: Camilla Cerea

About Camilla Cerea

Classe ’88, nata e cresciuta a Milano, laureata in Scienze dei beni culturali curriculum Storia dell’arte presso l’Università Statale di Milano con una tesi di ricerca di archiviazione fotografica che sviluppa il tema dell’importanza della fotografia come fonte storica. Inizia il suo percorso formativo nella fotografia seguendo un corso di fotografia editoriale, successivamente consegue il diploma con Certificazione Europea di fotografia presso l’Accademia dello spettacolo a Milano. Si innamora del teatro e della fotografia di scena dopo aver seguito come fotografa per tre anni la compagnia teatrale Quartaparete-Conteatrovivo. All’inizio del 2011 frequenta il corso di alta formazione professionale per fotografi di scena presso l’Accademia del Teatro alla Scala che le permette di fotografare spettacoli in diversi teatri del nord Italia tra cui il più importante: il Teatro alla Scala. Durante gli anni di formazione ha avuto la possibilità di toccare diversi campi della fotografia: teatro, studio e ritratti. Nel 2012 ha lavorato al Teatro Leonardo da Vinci presso l'ufficio promozione.
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