Aida

Aida

“Ho letto il programma egiziano. È ben fatto; è splendido di mise en scène, e vi sono due o tre situazioni, se non nuovissime, certamente molto belle. Ma chi l’ha fatto? Vi è là dentro una mano molto esperta, abituata a fare, e che conosce molto bene il teatro”. Così scriveva Verdi in una delle lettere che avviano il progetto di comporre una nuova opera su invito del Viceré d’Egitto, progetto che si concretizzerà con il varo di Aida al Teatro del Cairo, il 24 dicembre 1871, coronato da un enorme successo, destinato a ripetersi nei teatri di tutto il mondo.

Nel segno della grande tradizione, Aida è stata messa in scena al Teatro Verdi di Busseto con il recupero dello storico allestimento del 2001 di Franco Zeffirelli, che ne firmò la regia e le scene, in occasione del centenario verdiano. Grazie all’accordo con la Fondazione Franco Zeffirelli, l’allestimento originale della Fondazione Arturo Toscanini è stato ripreso da Stefano Trespidi, con i costumi di Anna Anni ripresi da Lorena Marin, le luci di Fiammetta Baldiserri, le coreografie di Luc Bouy. L’opera è diretta da Michelangelo Mazza con l’Orchestra e il Coro del Teatro Comunale di Bologna, maestro del coro Alberto Malazzi.

“Il Teatro Verdi di Busseto, con soli duecentocinquanta posti e un proscenio largo appena sette metri, è uno dei più piccoli teatri d’opera al mondo. Quando la Fondazione Arturo Toscanini mi invitò ad allestirci un’opera, come evento speciale per il centenario verdiano, – scrive Zeffirelli nella sua autobiografia, Firenze, Lorenzo de’ Medici Press, 2019 – si aspettavano probabilmente che scegliessi un lavoro adatto a quel palcoscenico. Cascarono tutti dalle nuvole quando proposi Aida, una delle opere più spettacolari di tutto il repertorio. Aida a Busseto con la regia di Zeffirelli? Invecchiando ammattisce? Tutto il mondo dell’opera smaniava dalla curiosità di vedere come il regista degli spettacoli più fastosi al mondo avrebbe affrontato la scommessa che doveva aver fatto con se stesso. Penso, e ne ho avuto conferma dalla notorietà internazionale e dal successo che ebbe lo spettacolo a Busseto, e nei tanti teatri dov’è stato poi presentato, che davvero quell’Aida piccola e prodigiosa sia il più riuscito e più felice spettacolo d’opera che abbia mai creato. Tutto era visto come attraverso una lente d’ingrandimento su quel minuscolo palcoscenico: non sfuggiva né un batter d’occhio né un gesto. L’impatto emozionale della delicata, struggente storia d’amore, finalmente finì per trionfare. Il trionfo più ambito per me. Non so se sarò mai più capace di fare un’altra volta pieno centro come feci con questa Aidina, piccola piccola ma immensamente grande”.

“Quando mi hanno proposto di dirigere Aida a Busseto non me lo sono fatto ripetere due volte: ho capito subito che sarebbe stata una sfida intrigante – spiega Michelangelo Mazza nelle sue note di direzione. Sono convinto che la prima cosa da fare, ogni volta che affronto una partitura, sia rendere una vicenda. Devo dare un’interpretazione a ciò che succede in scena, al libretto. Non mi pongo perciò il problema di cosa il pubblico si aspetti, né in quale direzione porti la tradizione interpretativa. Ho una responsabilità, quella di raccontare una storia. Perciò mi concentro solamente sulla mia idea basata sul rispetto per il contenuto del libretto e della partitura, mi affido a loro. Da questo punto di vista seguire le indicazioni di Verdi è davvero esaltante, tanto più per me che sono parmigiano e Verdi naturalmente l’ho sempre vissuto e sentito in modo particolare. Ritengo che la fortuna di un allestimento si basi sull’unità di intenti che si forma fra regista, direttore, orchestra e tutto il cast. Perciò tendo sempre a uno spirito di collaborazione con i registi, che in genere è sempre fruttuoso”.

Questa Aidina così intimistica e romantica ha lasciato tutto il pubblico senza fiato. Un altro immenso successo nel nome di Verdi!

 

Lo spettacolo è andato in scena dal 27 settembre al 20 ottobre 2019 al Teatro Verdi di Busseto.

Opera in quattro atti su libretto di Antonio Ghislanzoni | Musica GIUSEPPE VERDI |Edizioni Ricordi, Milano | Aida MARIA TERESA LEVA (27/09), NATALIE AROYAN (6, 10,16, 20/10), BURCIN SAVIGNE |Radames BUMJOO LEE (27/09, 6, 10,16, 20/10), DENYS PIVNITSKYI | Amonasro ANDREA BORGHINI (27/09, 6, 10,16, 20/10), KRASSEN KARAGIOZOV |Amneris DARIA CHERNII (27/09, 6, 10,16, 20/10), MARIA ERMOLAEVA | Ramfis DONGHO KIM (27/09, 6, 10,16, 20/10), ANDREA PELLEGRINI |Il Re RENZO RAN | Un messaggero MANUEL RODRÍGUEZ* | Una sacerdotessa  LUANA GRIECO* (13, 18/10), CHIARA MOGINI* | *allievi dell’Accademia Verdiana | Maestro concertatore e direttore MICHELANGELO MAZZA | Regia FRANCO ZEFFIRELLI | ripresa da STEFANO TRESPIDI |Scene FRANCO ZEFFIRELLI |Costumi ANNA ANNI |ripresi da LORENA MARIN |Luci FIAMMETTA BALDISERRI | Coreografie LUC BOUY | ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA | Maestro del coro ALBERTO MALAZZI | Allestimento originale della Fondazione Arturo Toscanini |Coproduzione Teatro Regio di Parma, Teatro Comunale di Bologna

About Alessia Santambrogio

Nasce a Monza nel 1981. Da sempre amante delle immagini e della musica, dopo gli studi liceali classici ed universitari scientifici in campo biotecnologico, si dedica totalmente alla fotografia. Gli esordi sono legati ad esperienze di reportage a Parigi, cui segue un crescente impegno nella realizzazione di servizi dedicati a food, eventi e cerimonie. Lo stile giornalistico rimane la principale caratteristica delle immagini di Alessia, che realizza esposizioni presso le librerie Feltrinelli, pubblicazioni su quotidiani nazionali (Corriere della Sera, Repubblica) e su riviste specializzate (Espresso Food And Wine, Domus). Forte dell’esperienza acquisita e, soprattutto, motivata della grande passione per l’opera lirica ed il balletto, Alessia supera le selezioni all’Accademia Teatro alla Scala di Milano e consegue il diploma in Fotografia di Scena. Raccontare lo spettacolo nel suo insieme senza trascurarne i dettagli, narrare una storia ed il suo contesto descrivendo la pienezza della scena, trasmettere le emozioni dei personaggi ed il disegno armonico che li lega è alla base dell’incessante ricerca dell’equilibrio tra il tutto e le sue parti che caratterizza il suo stile narrativo.
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