Accabadora

Accabadora
Commenti disabilitati su Accabadora, 27/01/2014, by , in Kairós, Teatro

Lombardia-Sardegna coast to coast, l’isola bagnata interamente dal Mediterraneo non è mai stata così vicina alla capitale della moda italiana, complice il circolo Arci Ohibò Kasba di Milano. Una serata in stile retrò: uno swing anni ’20, suonato dal gruppo “Mirto Swing” con Tiziano Cannas Aghedu e Mauro Amara, accompagna un aperitivo musicale nella sala principale, intrattenendo gli ospiti mentre si gustano un cosmopolitan. Come in vecchio film in bianco e nero, ma a colori: piume, pendenti luccicanti, frange, collane di perle, smoking, papillon in versione contemporanea. Note in revival accompagnano gli spettatori dalle 18.30 fino alle 20.30. Alle ore 20.45 si va in scena:  Accadabora è uno spettacolo tratto dal romanzo “Accabadora” di Michela Murgia, edito da Einaudi, vincitore del premio Campiello 2010. Siamo nella Sardegna degli anni ’50 in un piccolo borgo, Soreni. Bonaria Urrai, l’Accabadora, e la figlia “adottiva”, Maria Listru, sono le donne protagoniste di questa storia. Come vuole la tradizione l’ Accabadora è colei che accompagna alla morte coloro che ne facciano richiesta. In questo senso viene definita l'”ultima madre”, colei che dà inizio ad una nuova ed ultima esistenza.

Maria Listru è la bambina nata due volte: dal ventre della madre naturale ed allevata dalla signora della morte, vive la sua adolescenza ignara della vita segreta della zia, fino al momento in cui fanno il loro ingresso nella vicenda i fratelli Bastìu, Nicola e Andrìa, figli di un contadino e proprietari terrieri in lotta con il vicino per la terra. Ogni notte i confini dei loro terreni vengono modificati e spostati senza che i Bastìu ne siano a conoscenza. Ad accorgersene è Nicola durante una giornata di giochi con Maria e Andrìa. Per rivendicare il nome paterno e l’onore della famiglia, una notte Nicola incendia il podere del rivale, ma durante la fuga perde una gamba. Nella Sardegna degli anni ’50 lo storpio per una famiglia è considerato una disgrazia: una bocca da sfamare in più, ma una forza lavoro in meno. Nicola non può sostenere l’umiliazione di diventare un peso per il fratello e si reca dall’ Accabadora per dar fine alle sue sofferenze.

Durante i funerali del giovane, il fratello Andrìa confida a Maria il suo amore, purtroppo da lei non ricambiato, ma confessa anche una triste verità: Bonaria Urrai ha ucciso Nicola, soffocandolo con un cuscino nel cuore della notte. Maria, delusa ed incredula, abbandona il tetto materno facendovi ritorno solo dopo tre anni quando l’Accabadora viene colpita da un ictus. La ragazza accudisce la madre adottiva ridotta ad uno stato vegetale, vedendola ogni giorno soffrire e lentamente spegnersi. La sofferenza è tale che Maria prende una decisione che mai avrebbe voluto affrontare: dopo aver chiesto perdono a tutte le vittime dell’Accabadora, decide di diventarlo lei stessa. Si reca da Andrìa a chiedere perdono per la morte del fratello, ma  per lui Bonaria Urrai aveva fatto solo la volontà del fratello, per cui non c’era la necessità di chiedere perdono. Maria non capisce, è pronta a compiere il suo gesto estremo, quando Andrìa decide di far visita all’Accabadora, le sussurra qualcosa all’orecchio e finalmente la sua anima si libera e può raggiungere il regno dei morti non macchiando in questo modo la vita della figlia.

La compagnia Mamadiaki Theater Ensemble ha costruito lo spettacolo nella sua interezza, portando a galla e verso una riflessione la dura e controversa vicenda dell’eutanasia. Ad accompagnare lo spettatore nella vicenda un narratore esterno, che fa le veci di un griot africano, orchestrando i tempi ed i luoghi della storia. Le maschere di scena sono state realizzate dagli attori stessi sulla base degli insegnamenti del maestro mascheraio Alberto Chiesa; la musica è interamente realizzata dal vivo, con l’utilizzo di strumenti creati a modello di quelli della tradizione sarda, con ispirazioni a “Antologia della femina agabbadora” di Pier Giacomo Pala.

Lo spettacolo è andato in scena il giorno 12 Gennaio 2014 presso il Circolo Arci Ohibò Kasba di Milano | Articolo a cura di: Anna Agliardi | Fotografie a cura di: Anna Agliardi e Lidia Crisafulli | Foto di copertina: Anna Agliardi

[Una produzione La compagnia Mamadiaki Theater Ensemble  |  Tratto dal romanzo “Accabadora” di Michela Murgia  |  Teatro del Circolo Arci Ohibò Kasba di Milano |  Personaggi ed interpreti Mariarosa Criniti, Dario Del Vecchio, Giulia Lombezzi, Fabrizio Rocchi, Silvia Tinti, Daniele Pennati  |  In collaborazione con Massimiliano Scabeni, Arci Fuorirotta Treviglio, Giulia Tinti]

About Anna Agliardi

Anna Agliardi nasce a Romano di Lombardia il 6 Marzo 1989. L’interesse per la fotografia arriva grazie al padre che la porta con se durante gli incontri in un circolo fotografico della zona all’età di quattro anni. Frequenta il Liceo Artistico Statale di Bergamo dove inizia il suo interesse per l’arte d i primi esperimenti con la macchina fotografica e la grafica. Nel 2012 si diploma a pieni voti presso la L.A.B.A. Libera Accademia di Belle Arti a Brescia dove frequenta il triennio di fotografia. Successivamente si iscrive all’ Accademia del Teatro alla Scala per frequentare il corso di fotografia di scena, raggiungendo in questo modo un punto di incontro tra sue passioni il teatro, la danza e la fotografia.
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