Mario De Biasi

Mario De Biasi
Commenti disabilitati su Mario De Biasi, 28/05/2013, by , in Fotogrammi, Kairós
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Mario De Biasi Nel suo studio (Foto di R.Mutti)

Chissà che cosa sarebbe successo se nel 1944 Mario De Biasi, fra le macerie di Norimberga (vi era arrivato dopo un rastrellamento in cui era incappato a Milano in piazzale Loreto) non avesse raccolto un manuale fotografico, un torchietto da stampa e alcune bottiglie di acidi. Aiutata dal caso, la passione si insinuò rapidamente nell’animo di questo ventunenne bellunese che a Milano era arrivato giovanissimo, aveva studiato da radiotecnico e come tale lavorava alla Magneti Marelli. Ricevuta una Welta 6×6 in regalo comincia a scattare con un piglio reportagistico deciso, secco, essenziale. Saranno caratteristiche fortemente criticate in occasione della sua prima mostra tenuta nel 1948 al Circolo Fotografico Milanese ed è qui che De Biasi capisce quanto lo divide dall’estetismo in voga in certi ambienti. !cid_E9F026F6-D14F-473F-A5CD-0036ADBD014AAspetta, si affina, si sacrifica e mostra subito quel mix di inventiva e di determinazione che sempre lo accompagnerà: si costruisce una mascherina per poter ridurre il formato 6×6 a 4.5×6 e ottenere così non 12 ma 16 fotogrammi, sviluppa le pellicole usando come contenitore una vecchia tazza da the. Quando, essendo stata notata e questa volta apprezzata una sua seconda mostra, nel 1953 viene convocato dal giovane Enzo Biagi caporedattore di “Epoca”, si sente fare la proposta di entrare nello staff della rivista con un periodo di prova di tre mesi. Si tratta di lasciare il lavoro sicuro di radiotecnico per una scommessa difficile e De Biasi la accetta cambiando insieme la sua vita e quella della rivista per cui avrebbe realizzato 132 copertine. Amante del suo lavoro, preciso e determinato nel realizzarlo, sapeva all’occorrenza non mangiare, svegliarsi all’alba per poter fare un sopraluogo, approfittare dei momenti di pausa per progettare altri servizi che lo interessavano. !cid_CAC13000-CCE6-4507-8EDF-89586A8018ADNel 1954, inviato da “Epoca” a New York via nave per un servizio, si paga di tasca propria il biglietto aereo di ritorno per potersi fermare una settimana a scattare immagini di straordinaria intensità. Il fatto di lavorare per una rivista di attualità spinse De Biasi a passare dal paesaggio con memorabili servizi sulle bellezze naturalistiche italiane al ritratto, dalla fotografia di scena alla cronaca, dal reportage più crudo come nella sequenza del linciaggio realizzata con grande sangue freddo durante la rivolta d’Ungheria del 1956, alle delicatissime immagini di natura. Autore di bellissime immagini entrate nell’immaginario collettivo, Mario De Biasi affascinava anche con i racconti: di quando era salito da solo sull’Etna per fotografare da vicino un’eruzione salvandosi con un balzo subito dopo avere realizzato la fotografia che voleva, di quando a Roma comprò da un rigattiere una rete su cui legò col filo di ferro centinaia di fiori costruendo un fondale per un ritratto a Sophia Loren. Di sé, dei suoi innumerevoli libri, dei suoi progetti sempre nuovi, parlava in terza persona tenendo una certa distanza come non volesse credere di aver fatto quello che voleva della sua vita.

Per me che ho cominciato ad amare la fotografia sfogliando “Epoca”, Mario De Biasi è stato una rivelazione. Quando poi ho avuto la fortuna di conoscerlo, frequentarlo e qualche volta di lavorare assieme a lui, ho scoperto un uomo che non aveva mai abbandonato l’entusiasmo quasi fanciullesco per il suo lavoro. Per questa ragione quello che, novantenne, ci ha appena lasciato è un ragazzo appassionato simile a quello che osservava curioso un libretto di istruzioni impolverato trovato fra le macerie di una casa bombardata a Norimberga.

Roberto Mutti

Fotografie: Mario De Biasi | Piccolo Teatro di Milano

About Roberto Mutti

Roberto Mutti è storico e critico della fotografia, ha insegnato storia e linguaggio fotografico in diverse scuole (Università dell’Immagine, Istituto Europeo di Design, Open mind School), attualmente è docente presso l’Accademia del Teatro alla Scala e l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano. In qualità di organizzatore e curatore indipendente, ha curato mostre di giovani promettenti e di autori affermati come Fulvio Roiter, Mario Giacomelli, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Mario De Biasi, Mario Cresci, Occhiomagico, Maurizio Galimberti, Carlo Orsi, Nino Migliori, Mario Dondero, Giuseppe Pino, Luigi Veronesi, Elio Ciol. Ha collaborato con festival come Savignano Immagini, Toscana Fotofestival, Foaino Fotografia di cui è stato per sette anni direttore artistico, Nettuno Photo Festival, Ragusa Fotografia, con gallerie private e istituzioni pubbliche. Ha firmato oltre duecento libri fra saggi, monografie e cataloghi. Giornalista pubblicista, dal 1980 scrive di fotografia sulle pagine milanesi del quotidiano la Repubblica, ha collaborato con diverse testate di settore come Fotografare, Photo Italia, Gente di fotografia, Il fotografo, Fotographia, la Clessidra, dirigendo dal 1998 al 2005 il trimestrale Immagini Foto Pratica e dal 2011 il periodico online Kairòs Magazine. Fa parte del comitato scientifico del Photofestival di Milano e di MIA Milan Image Art Fair ed è consulente fotografico della Fondazione 3M. Ha ricevuto i premi per la critica fotografica Città di Benevento (2000), “Giuseppe Turroni” (2007) e Artistica Art Gallery, Denver, Usa (2011). Vive e lavora a Milano.
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